Ieri un altro crollo agli Scavi di Pompei. L'ennesimo. Il soprintendente Osanna spiega: non è recente. Il ministero coinvolge la Procura per far luce sugli episodi. Riccardo Villari: «Crolli e furti mi sembrano a orologeria». NAPOLI «Sono molto preoccupato per ciò che sta accadendo a Pompei». A Riccardo Villari, senatore di Forza Italia, ex sottosegretario ai Beni culturali ed ex componente della commissione di settore, ma tutt'ora «parlamentare e napoletano appassionato delle nostre bellezze» come dice lui, la situazione attuale non piace proprio. Tutto sommato i crolli ci sono sempre stati, no? «È vero, però la situazione è diversa rispetto al passato, ho una brutta sensazione. Non è strano che si verifichi qualche danno in una città viva di 44 ettari, è fisiologico in strutture peraltro spesso non messe adeguatamente in sicurezza, perché sembra che la sicurezza idrogeologica sia una chimera. Ma molti di questi danni non sono così importanti. A Pompei ogni muretto è importante, ma non tanto quanto un muro sul quale ci sia un affresco o un mosaico. Oggi a me sembra quasi che ci siano crolli a orologeria. In passato episodi così non venivano neppure menzionati». Crolli e furti. «Appunto. Si è alzato il livello di allarme, però semmai si tratta di furti non eccezionali che avvenivano pure in passato ma non se ne parlava. Oggi sì. Non vorrei che questo fosse il benvenuto al nuovo soprintendente». La nomina del quale è stata duramente contestata. Ha elementi concreti per ipotizzare che si tratti di un «benvenuto» a Massimo Osanna? «No, ma mettendo insieme le cose potrei pensarlo». Forse è perché ora a Pompei le risorse ci sono mentre in passato si diceva sempre che mancavano... «No, questa è una favola. A Pompei i soldi non sono mai mancati. Nelle casse della Soprintendenza ci sono sempre state decine di milioni non spesi. Tant'è che in passato si è attinto a quelle casse per altre esigenze. Il ministro Buttiglione prelevò 30 milioni. Quand'era ministro Galan, prelevammo 5 milioni da Pompei per Capodimonte. Il problema è piuttosto la burocrazia, l'incapacità di spesa. Adesso il Grande Progetto consente maggiore agilità per gli interventi più grandi. I fondi della Soprintendenza, invece, devono servire per fare una manutenzione puntiforme». Con 5 operai e 4 tecnici? «Questo è un altro problema. Esistono modi per fronteggiare la carenza di personale. Il Mibac ha una società in house: paghi e ti danno i manutentori. Ma il ricorso a tale società è sempre stato osteggiato. Ora sembra che finalmente il ministro Franceschini abbia attivato un rapporto con Ales che aggira il blocco delle assunzioni. A Ercolano, sito gestito dalla stessa Soprintendenza, c'è Packard certo, ma un mecenate lo trovi. Però è previsto anche che con la Soprintendenza collabori la British School di Roma. Quindi a Ercolano è possibile una collaborazione non solo economica ma di competenze mentre a Pompei non lo è». Perché? «Gelosie interne, tante piccole resistenze piuttosto che una sola grande. Quando ero sottosegretario mi resi conto che rischiavamo di perdere i fondi per il Grande Progetto perché la Soprintendenza non era pronta con i progetti. Intervenni e fui fortemente osteggiato dal segretario generale del ministero di allora, Cecchi, che non volle firmare per avere il supporto di Invitalia, altra società del ministero. Sembra che a Pompei ogni volta si riparta da zero». Lei è così sicuro che un altro Packard si possa trovare? «Sì. Io avevo contatti con Yamamay, Kiton, Harmont Blaine, con Google. Tutto da verificare, ma ne vale la pena. Certo, occorrerebbero meccanismi di defiscalizzazione, con i quali però lo Stato perderebbe tasse. Dobbiamo decidere cosa vogliamo. Non penso a una privatizzazione selvaggia, ma nemmeno si deve cadere nell'eccesso opposto». Secondo lei, alla testa del Grande Progetto Pompei ci sono le persone giuste? «Io credo che sia al ministero che a Pompei ci siano tante persone di grande qualità. Per esempio i dirigenti del Mibac Antonia Pasqua Recchia e Luigi Malnati. Ho stima del direttore del Grande Progetto Nistri e del suo vice Magani, e spero che quest'ultimo non lavori a mezzo servizio con L'Aquila. Spero anche che Osanna non trovi tanti ostacoli. Più in generale spero che finalmente si crei un clima di collaborazione tra le istituzioni, compresi il Comune di Pompei e il Santuario. Da sottosegretario andai a parlare con il procuratore Marmo. Mi disse, e dichiarò pubblicamente, che la Soprintendenza non era collaborativa. Ecco, sarebbe ora che tutte istituzioni si ponessero sulla stessa lunghezza d'onda».
Villari: A Pompei crolli a orologeria
Il senatore Riccardo Villari è preoccupato per la situazione a Pompei, dove ci sono stati crolli e furti. Villari sostiene che la situazione è diversa rispetto al passato e che ci sono problemi di sicurezza e di burocrazia. Ha anche espresso la sua speranza che il nuovo soprintendente Massimo Osanna possa risolvere i problemi. Villari ha anche parlato della necessità di collaborazione tra le istituzioni e ha espresso la sua speranza che il ministro Franceschini possa attivare un rapporto con Ales per fronteggiare la carenza di personale. Il senatore ha anche parlato della possibilità di collaborazione con la British School di Roma e ha espresso la sua fiducia che il Grande Progetto possa risolvere i problemi di Pompei.
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