Dopo un'interrogazione di Toccafondi (Fi) replica l'assessore Siliani: «Continueremo l'opera iniziata, anche oltre il 2006» L'argomento è di quelli che scottano, e in modo particolare per Firenze: beni culturali. Questa volta, il nodo è lo stato della catalogazione e inventariazione del patrimonio storico e artistico di proprietà del Comune di Firenze. Nei giorni scorsi un'interrogazione in consiglio comunale del vice-capogruppo di Forza Italia Gabriele Toccafondi, che - allarmato e dati alla mano - ricordava che il Comu-ne di Firenze non ha catalogato interamente il suo patrimonio. Ed ha ragione. Perché effettivamente delle 33.653 opere, ad oggi ne risultano catalogate circa 11.000. E le altre 22.653? Alla mercé di tutti? No di certo. Le 35.000 opere sono distribuite in 7 musei, 9 chiese, 35 uffici comunali e 5 depositi. Ma la catalogazio-ne resta un passo fondamentale per una corretta opera di tutela e salvaguardia -nonché di valorizzazione - del patrimo-nio culturale. Per questo Toccafondi punta il dito contro il Comune di Firenze che, «prima di chiedere la gestione diretta di importanti musei fiorentini, forse dovrebbe pensare a gestire meglio quelli che ha». La risposta alla sua inter-rogazione, ce la spiega Simone Siliani, assessore alla Cultura di Palazzo Vecchio. «Toccafondi scopre l'acqua calda. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che l'ingente patrimonio di opere mo-bili di proprietà o a vario titolo detenute dal Comune non sia catalogato. Non an-cora quantomeno. E Toccafondi sa anche il perchè..». «È infatti lui stesso -continua l'assessore - a ricordare nell'interrogazione la storia della catalogazione..». Un riassunto delle puntate precedenti è a questo punto d'obbligo. Nel 1998 prende il via, pur con limitate risorse (20-40 milioni delle vecchie lire) l'opera di catalogazione dei beni mobili comunali, anche secondo quanto prescritto dal Regolamento di contabilità. Collezioni diversificate e complesse, diversi i generi artistici, diverse le epoche, diverse le provenienze (complessi chiesastici e conventuali, lasciti di legamenti testa-mentari, donazioni). E nessuna prece-dente opera organica di inventariazione aggiornata. Dal 2000, grazie ad una cifra più consistente messa a disposizione dall'Accordo di programma Stato-Regione (circa 240 milioni di lire), Palazzo Vecchio definì un progetto di "Sistema informativo" che integrasse in un unico database le schede di catalogo, e permise l'assunzione, fino al 2006, di una Cooperativa (che stabilizzò lavoratori LSU) preposta a quell'obbiettivo. «Il nostro obbiettivo - spiega Siliani - è di arrivare entro il 2006, anno in cui termina il progetto finanziato dalla Regione, alla catalogazio-ne informatizzata (con documentazione fotografica) di 16-17.000 beni a fronte di 33.653 stimati. Di più non si può fare, raccogliamo l'eredità storica poco gene-rosa di una catalogazione frammentaria e frutto di campagne circoscritte». MaToccafondi sottolineava un altro punto: dopo il 2006? Saranno garantiti i fondi regionali che hanno permesso l'opera fin qui intrapresa? «Noi stiamo già lavo-rando in vista di una prosecuzione dell'accordo, perché è importante terminare l'opera iniziata», risponde Siliani. E sulla provocazione: «Il comune pensi a gestire meglio quello che ha, anziché pensare di gestire dell'altro?». «Chiedendo di gestire altri musei fiorentini, accogliamo semplicemente un'indicazione delle leggi Bassanini, che tendono a decentrare la gestione del patrimonio culturale laddove possibile, ma sappiamo benissimo che per Firenze c'è il muro insormontabile della Soprintendenza..»