La richiesta del ritiro della Guida del Touring di Cosenza da parte del sindaco Occhiuto mi induce ad una riflessione che già stava maturando a seguito del dibattito, innescato da Galli della Loggia su "il Corriere del Mezzogiorno", sul ruolo degli intellettuali meridionali. Il dibattito ha raggiunto, secondo il mio modesto parere, il nocciolo della questione con l'intervento di Scotto di Luzio il quale è convinto che negli ultimi due decenni gli intellettuali meridionali siano stati colpiti da una cronica e irreversibile afonia. La causa principale di questa scomparsa degli intellettuali si deve rintracciare, secondo lo storico campano, nello scambio che è avvenuto, in questo ultimo periodo, tra privilegio della clientela e perdita della voce critica degli intellettuali. Questa spiegazione viene rafforzata dalla constatazione che, negli ultimi venti anni, quasi tutti i governi locali del Mezzogiorno sono stati in mano al centrosinistra e, come è noto, la maggior parte degli intellettuali del secondo dopoguerra è stata, e continua ad essere, storicamente più vicina a quest'ultima parte politica. Una conclusione alla quale mi sono dovuto, amaramente, rassegnare anch'io. Scrivo, con una certa continuità, su questo meritorio giornale del nostro patrimonio storico e naturale e della sua progressiva e inarrestabile scomparsa da diversi anni, ma la sensazione è stata, finora, quella di essere, se si escludono meritevoli eccezioni, una "vox clamantis in deserto", soprattutto quando mi è capitato di criticare scelte operate dal centrosinistra. La battaglia per Sibari, ancora non conclusa, e questa, più piccola, vicenda della Guida mi hanno un po' rincuorato sulla possibilità che un pugno di persone ha di esercitare, con qualche successo e molte inevitabili sconfitte, un ruolo critico e di stimolo positivo nei confronti del pasoliniano Palazzo, definizione del Potere che trovo infinitamente più precisa e complessa della contemporanea, e corriva, Casta. Il percorso e l'esito, sebbene non definitivo, di queste due vicende potrebbero insegnarci che gli intellettuali, anche quelli meridionali, se vogliono - se non si rintanano troppo nei loro solipsismi e negli eventuali piccoli privilegi loro concessi dal Potere, se riescono a trovare il coraggio e la forza di intrattenere un confronto politico-culturale con "la società civile" e i Governi locali e nazionali- qualche piccola, o grande, vittoria possono riuscire ad ottenerla. Se almeno alcuni degli intellettuali calabresi- giornalisti, studiosi, scrittori "et cetera"- ritorneranno, come in quest'ultimo caso, a fare i cani da guardia del Palazzo e ad essere "engagé", la nostra terra e i suoi abitanti non potranno che trarne giovamento.