Le Guide del Touring Club sono fra le poche pubblicazioni che nelle famiglie acculturate italiane, di solito, non si mettono in discussione, se si tratta di fare un viaggio. È' vero che negli ultimi anni è accaduto che fra me e mia moglie, nell'intraprendere un viaggio, si sia verificata una piccola frizione perché lei preferirebbe una guida meno seriosa, ma, alla fine, portiamo sempre anche la Touring. Dopo la lettura di "Cosenza e il tesoro di Alarico. I dintorni: il mare e l'altopiano silano" edito nella collana "Itinerari" da Touring Editore, non avrò più alcun potere contrattuale. È, purtroppo, lo stesso serio editore di quel Club il cui fondatore fu Luigi Vittorio Bertarelli che proprio sulla Calabria, alla fine dell'800, aveva scritto un bel diario, scevro da pregiudizi, sulla sua avventura, è il caso di dirlo, da cicloturista per le improbabili strade calabresi dell'epoca (ora questo Diario si può leggere nella bella edizione curata da Vittorio Cappelli nel 1989 per la Teda Edizioni). Il volumetto in questione, senza tante perifrasi, risulta essere, già alla prima lettura, uno zibaldone di errori grossolani, enunciati di carattere generale privi di fondamento, incredibili oblii ed elenchi di progetti urbanistici non ancora realizzati. Cominciamo da enunciati come quello riguardante l'identità culturale del Cosentino che, secondo la Guida a p. 9, sarebbe legata all'elemento orientale portato dagli albanesi nel XVI secolo, ma che si era stratificato, già dal VI secolo d.C., grazie alla cultura bizantina che a sua volta si era innestata, con la parentesi romana, sul sostrato culturale lasciato, "incredibile auditu", dai greci che avevano "fonda - to a partire dal VII secolo a.C. la fiorente civiltà della Magna Grecia". Come tutti sanno, intanto, le colonie greche sono fondate a partire dalla fine dell'VIII a.C., ma, innanzitutto, come è possibile attribuire ai greci una cultura orientale se proprio essi sono stati i fondatori, universalmente riconosciuti, della civiltà occidentale in opposizione, spesso cruenta, a quella orientale? In particolare Sibari è uno dei miti fondanti di tutta la civiltà occidentale, mentre Cosenza è considerata, da un punto di vista etnico e culturale, non sempre a ragione per la verità, una "enclave" italica essendo stata la capitale dei Bruttii. Un'altra perla di cultura generale, continuamente sciorinata, è quella riguardante gli albanesi di Calabria che, secondo la Guida, sarebbero di religione ortodossa con la relativa, e grottesca, conseguenza che la Chiesa Matrice di S. Demetrio Corone, a p. 72, sarebbe consacrata al rito ortodosso. Non c'è bisogno di commento. Il dominio romano viene fatto risalire, a p. 9, al 270 a.C., mentre a p. 18 è datato al 204 a.C; le colonie romane, invece, sono fondate fra il 194 ed il 192 a.C., dopo la seconda guerra annibalica. Crea un profondo imbarazzo la didascalia della foto a p. 11 che identifica come "villa" (in latino significa insediamento rurale di lusso) quella che è, con tutta evidenza, una "domus" (in latino casa signorile di città) cittadina di "Copia-Thurii". La Guida deve avere un problema anche con le piazze se a p. 29 la prima foto non mostra i resti romani di Piazzetta Toscano, come è riportato nella didascalia, ma muri medioevali o, addirittura, postmedioevali e se, a p. 46, si dice che "Piazza dei Bruzi un tempo era illuminata da lampioni liberty poi ricollocati all'ingresso dell'autostrada" anche se erano solo brutti lampioni dei primi anni '90, contro i quali inveì Sgarbi in una le sue prime incursioni in Calabria. A proposito di Sibari, il più importante sito archeologico della regione e uno dei più importanti del Mediterraneo, la Guida è davvero ingenerosa. Si inizia a p.73 con la didascalia di una delle foto del Parco archeologico che contiene un errore madornale: Thurii è una città di epoca classica (V a.C.) e non ellenistica (IV-III a. C) e si continua con le due pagine, 84- 85, dedicate anche al Museo che sono talmente zeppe di errori che andrebbero riscritte. Non poteva mancare, come è sciaguratamente di moda di questi tempi, la cucina che, manco a dirlo, nel caso di quella calabrese affonda le sue radici, secondo l'autorevole parere della Guida, nei tempi antichi greco-romani tanto che a p. 99 si dice che "ai sibariti si tende ad attribuire l'uso della pasta alimentare sotto forma di "makaria" (in greco, invece, vuol dire felicità oppure identifica un personaggio mitologico n.d.r.) antenata degli gnocchetti che oggi si chiamano "strangolapreti" e, nella stessa pagina si attribuisce, per certo, ai romani l'introduzione, nella cucina calabrese, dell'uso della "lagana" (sic! n.d.r.). Anche queste certezze non abbisognano di commento. Gli oblii sono altrettanto incredibili: tanto per iniziare non c'è la contigua Rende che pure qualche Museo e qualche edificio pubblico e privato di qualche rilievo si può dire che li possegga. Non c'è, addirittura, nemmeno Altomonte con i suoi monumenti, le sue chiese e le sue sculture e i suoi dipinti che sono fra i più importanti dell'intera regione. Non ci sono gli scavi archeologici, molti dei quali visitabili, effettuati nel centro storico di Cosenza, mentre ci sono, "ça va sans dire", pagine e pagine dedicate al non ancora realizzato, per fortuna, Museo di Alarico che viene descritto -al contrario di quello, esistente, dei Bruttii che viene liquidato in sole 13 righe- nei più minuti particolari virtuali; del resto di materiale non potrebbe mai contenere nulla, se si tiene conto del fatto che quella del tesoro è solo una leggenda. Trovano larghissimo spazio -cosa del tutto inusuale per una Guida che dovrebbe avere lo scopo di aiutare i turisti a trovare i monumenti, i ristoranti e gli alberghi- i progetti (pp.12-16) non realizzati di Piazza Fera, la Via degli Artisti localizzata nel Parco Fluviale del Crati, il Museo Attrattore delle Arti Contemporanee che dovrebbe nascere nell'ex area industriale "Mancuso e Ferro", la nuova Porta cittadina del Commercio e degli Affari presso lo scalo di Vagliolise, l'ancor più nuova Porta dell'Expo e dello Sport presso l'ex bocciodromo comunale e la nuovissima Porta della Cultura e della Creatività. Dopo la lettura rimane l'amarezza di un'altra opportunità perduta di rappresentare con la precisione e la capacità divulgativa necessarie il nostro patrimonio storico e naturale ai turisti che -come nel caso di Paola ubicata sullo Ionio, scoperta effettuata da Gian Antonio Stella sulla cartina dell'ufficio del turismo della regione Calabria, a Milano- leggeranno che gli albanesi di Calabria sono di religione ortodossa e che la nostra regione è stata fortemente influenzata dalla cultura orientale sin dalla fondazione delle colonie magnogreche! In questi ultimi giorni non si fa altro che parlare, a seguito dell'attribuzione dell'Oscar a Sorrentino, della bellezza dell'Italia e, in particolar modo, della grande bellezza del nostro patrimonio storico che, però, continua a registrare, ogni giorno, una perdita, un lutto senza che il governo e la classe dirigente intervengano in maniera risolutiva e permanente. Nessuno di coloro i quali, ai livelli più alti delle nostre Istituzioni, hanno gioito per il riconoscimento al film italiano si prende la responsabilità di costruire, non solo le strutture e le infrastrutture materiali per rendere efficiente la nazione, ma neanche la non meno gravosa responsabilità di ricostruire le strutture e le infrastrutture immateriali dell'identità, del senso di appartenenza, individuale e collettivo, all'Italia, alla storia e alla cultura del nostro Paese. In Calabria l'assenza di questa assunzione di responsabilità è ancora più evidente se si accetta, senza opposizione alcuna, la pubblicazione di Guide così lontane dal vero, così lontane dall'essenza della nostra identità. Il compito fondamentale che deve svolgere il patrimonio culturale è quello di risvegliare nell'anima degli italiani e, in questo caso, dei cosentini la capacità di riconoscere la bellezza insieme alla piena consapevolezza dell'importanza che hanno il proprio passato ed i valori simbolici ad esso collegati. L'abitudine alla bruttezza, paesaggistica o cartacea, genera, invece, disarmonia, incuria e disordine, incapacità di distinguere il bello dal brutto, il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto. La bruttezza produce assuefazione all'assenza di regole estetiche e morali, e può generare, come nel caso della Guida, soltanto una piccola bruttezza. Mi tocca, a malincuore, ribadire che -come ho già scritto su queste pagine a proposito dei disastri di Sibari e Monasterace- le eredità storiche bisogna meritarsele e noi calabresi, come dimostra questa ennesima "débâcle" pubblicistica, non ne siamo degni.
Il Quotidiano della Calabria
8 Marzo 2014
La guida del Touring Club su Cosenza uno zibaldone di errori grossolani. La piccola bruttezza
BA
Battista Sangineto
Il Quotidiano della Calabria
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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