Vedere il restauro del Colosseo da vicino è come "guardare una bella attrice. Si scoprono un po' di rughe, ma sono il segno del tempo. E vanno rispettate". Dietro i 4.482 metri quadrati di ponteggi, l'anfiteatro Flavio svela i suoi colori e il suo passato, centimetro per centimetro. E' l'acqua a restituire al monumento le sue tonalità originali, quelle che tutti potranno vedere sulle prime cinque arcate restaurate e liberate dai ponteggi già "prima dell'estate". La visita dell'agenzia Dire all'interno del cantiere parte dal primo ordine, più vicino al livello della strada e quindi più colpito dallo smog e dalla polvere. E' qui che oggi si sta concentrando il lavoro dell'equipe formata da 7 restauratori e 3 operai. Dopo la fase di diagnosi della superficie, da gennaio i nebulizzatori agiscono sulle pareti da trattare. Quattro ore di lavaggio con acqua a temperatura ambiente per ogni segmento, poi intervengono le setole morbide per rimuovere lo strato nero che si è sedimentato negli anni. Caschi in testa e tute impermeabili da lavoro, i restauratori usano anche spazzolini da denti per intervenire sugli angoli e sulle piccole insenature. Lo sporco scivola via e mostra la pietra così come è stata scelta direttamente nelle cave dai costruttori del Colosseo e poi trasformata dai secoli. Dall'avorio all'ocra, fino ai gialli dorati delle patine di ossalato formate nel tempo e che oggi costituiscono una protezione per il monumento, ma anche il grigio della malta stesa "malamente" da chi è intervenuto prima di oggi e che "verrà sistemata". Salendo al secondo ordine, a studiare la superficie in parte già trattata con l'acqua è una squadra di chimici dell'università La Sapienza di Roma. A loro spetta il compito di analizzare le patine sulle pareti del Colosseo per supportare la diagnosi già eseguita dai restauratori, in modo da individuare gli strati da mantenere e quelli da rimuovere. Servendosi di un bisturi, i chimici staccano un microframmento di materiale scuro e lo avvolgono in un sacchetto, ma prima fotografano con l'i-Pad il punto esatto da cui proviene il reperto. "Sì- spiega Maria Laura Santarella all'agenzia Dire- perché ogni parte del monumento può presentare una composizione diversa e dunque un modo diverso di intervenire". E' tutto catalogato, tutto disegnato in scala per monitorare i lavori lungo il cantiere. Il direttore operativo del restauro, Cinzia Conti, percorre le impalcature con un grosso libro sotto il braccio. "Noi siamo qui- dice indicando una riproduzione del monumento- al secondo ordine, arcata 49". Alle sue spalle, il Colosseo prima e dopo il restauro. "E' questo il suo colore naturale", spiega mostrando una parte più chiara. Ma quando l'equipe è arrivata per iniziare i lavori, la gran parte della superficie era nascosta sotto strati pellicola scura, ancora visibili. "C'erano grandi depositi di polvere che coprivano il vero colore del travertino, originariamente un avorio, ricco di alveoli. Adesso- aggiunge- con la nebulizzazione vediamo scivolare via il deposito di polvere e al di sotto troviamo rare alterazioni del travertino in gesso". Sono il "cancro della pietra", come gli addetti ai lavori chiamano gli effetti dello smog sui monumenti, e "saranno bloccati con interventi di pulitura chimica". Ma sotto lo smog ci sono anche "interessanti e belle patinature, depositi di ossolato formati nel tempo- spiega ancora Conti- che costituiscono la pelle di invecchiamento naturale del monumento. Queste patinature sono da rispettare, perché appartengono alla storia vissuta del Colosseo. È come guardare una bella attrice e riconoscere un po' di rughe: è il segno del tempo, va rispettato e liberato dai depositi non pertinenti il monumento". Il cantiere per il restauro del Colosseo, finanziato dal gruppo Tod's con 25 milioni di euro e diretto dalla Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Roma, è stato inaugurato lo scorso 12 luglio e riguarda anche localizzati interventi di consolidamento. "Questo restauro è un'occasione irripetibile per capire qual è lo stato strutturale dell'Anfiteatro Flavio. Il mio compito- specifica l'ingegnere Stefano Podestà dell'università di Genova- è quello di analizzare queste piccole fessure e stabilire se possono essere legate a problemi strutturali. Per adesso- puntualizza- posso dire che non siamo di fronte a strati fessurativi tali da determinare preoccupazione, si tratta di problemi locali di limitata entità". I lavori di pulitura delle prime dieci arcate e di sostituzione delle cancellate poste a chiusura del primo ordine si concluderanno il 2 marzo 2016. Fanno parte dell'appalto da oltre 8 milioni di euro vinto dalla ditta Gherardi (anche se il Consiglio di Stato deve ancora pronunciarsi sul ricorso presentato dalla società Lucci, seconda classificata) con un ribasso d'asta a 6,5 milioni di euro. Oltre a questo, sono previste altre due gare. Una riguarderà la realizzazione del centro servizi "che servirà a portare all'esterno tutte le attività che ora sono dentro al monumento, quindi i servizi per il pubblico, in primis la biglietteria e i servizi igienici", mentre l'ultimo appalto sarà dedicato al restauro dei sotterranei. Dopo circa 8 mesi dall'inizio del restauro, il direttore del Colosseo, Rossella Rea, si dice "soddisfatta. L'inizio è stato un po' faticoso, ma questo è normale all'interno di un grande cantiere con problematiche come quelle del Colosseo. I lavori stanno andando avanti, le prime cinque arcate sono state quasi completamente pulite, si è arrivati al piano strada e si sta procedendo a piccoli interventi di consolidamento. Nel frattempo, stanno per andare in produzione i cancelli, ed entro la primavera e l'inizio dell'estate si dovrebbe vedere la prima parte completata. Stiamo parlando del 10 della superficie complessiva da restaurare". Nonostante le impalcature, il monumento non ha mai chiuso al pubblico. Anzi, anche se "non abbiamo ancora le percentuali, a livello empirico posso dire che quest'anno stiamo notando un incremento dei visitatori dalla fine di gennaio". E dal restauro potrebbero anche arrivare delle sorprese. "Sicuramente ce ne saranno- scommette Rea- io me le aspetto non tanto da questa parte, quanto sul prospetto meridionale, verso il Celio, perché lì siamo all'interno del monumento e sarà un'ottima occasione per rivedere e analizzare con più accuratezza gli aspetti delle tecniche di costruzione antiche e i restauri eseguiti in età antica". Per quanto riguarda gli altri appalti, banditi dalla Soprintendenza archeologica, "quello per la realizzazione del centro servizi sta per partire- afferma Rea- mentre stiamo redigendo il progetto per il terzo, quello più cospicuo e più complesso perché riguarda il restauro di tutti i sotterranei del Colosseo, delle gallerie del primo e secondo ordine e delle opere impiantistiche". Ma adesso, a tornare a splendere saranno i 52 metri di altezza dell'Anfiteatro. Visti dall'attico, dopo un breve viaggio sul montacarichi esterno, lasciano già senza fiato.