L'archeologo tedesco ai privati: "Investite" POMPEI da problema deve diventare soluzione. La pensa così l'archeologo tedesco Albrecht Matthaei, coordinatore del Pompeii Sustainable Preservation Project che mette insieme il Fraunhofer di Stoccarda, la Technische Universität di Monaco di Baviera, l'Iccrom e il Cnr (con la soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia). "Non c'è nessun altro luogo al mondo in cui si è preservata così tanta documentazione del mondo antico e se uno impara a restaurare e conservare a Pompei, lo può fare ed esportare in tutto il resto del mondo" spiega l'archeologo. Cosa può fare il mondo dell'accademia per fermare il degrado a Pompei? "Le università e gli istituti di ricerca devono lavorare ancora più insieme per migliorare i metodi di conservazione e restauro dei monumenti. Importante è che diversi siti comunicano tra di loro per migliorare le tecniche di conservazione: Pompei è il luogo dove tutte le scuole archeologiche e di restauro del mondo si incontrano, condividono tecnichee innovazione, perché Pompei è un luogo speciale". Sì, ma intanto proseguono i crolli, ritornano i furti... "Già crolli e furti. Sono uno schiaffo alla storia e all'arte. Seguo queste vicende come ogni persona che si interessa di Pompei, ma come coordinatore del progetto Pompeii Sustainable Preservation mi sto occupando di altro. In tutto il mondo per scavare e mantenere i siti c'è bisogno di soldi, ed è chiaro che i soldi pubblici saranno sempre di meno. In generale l'archeologia fino ad ora non ha fatto tanto in questo senso, e sicuramente può fare di più. È compito degli archeologi comunicare la necessità e l'importanza di conservare i monumenti al mondo degli industriali e a chi dispone di soldi privati e farli investire. Ma deve essere chiaro che se intervengono fondi privati, l'autonomia della ricerca non deve mai essere intaccata". È sufficiente quello che si fa a Pompei? "È troppo facile dare la colpa alla soprintendenza e al ministero, i cambiamenti sono rapidi, mentre i problemi sono grandi e antichi, Pompei è alla luce da 250anni. Non mi piace di dare la colpa a chi governa. Bisogna dare tempo al nuovo soprintendente Massimo Osanna, Pompei è una città grandissima, tutta aperta, con tutti i tipi di problemi, e per quello che ho visto io la soprintendenza fa il massimo". Quando sarà operativo il vostro progetto? "Il nostro modello è l'Herculaneum Conservation Project, che è stato capace di coinvolgere e valorizzare anche le conoscenze ed esperienze locali. Conosco Pompei e conosco la ricchezza delle professionalità che già operano sul sito: come università dobbiamo collaborare con tutti quelli che hanno a cuore il destino di Pompei e studiare assieme nuove strategie per la sua conservazione. Trovare fondi richiede tempo, ma entro la metà di aprile ci potrebbero essere progressi significativi. Siamo sulla strada giusta. Il progetto sarà operativo entro dodici mesi. Non è un progetto tedesco ma internazionale, con un forte asse italo-tedesco e un ampio numero di partner da diversi paesi. Sono stato a Chicago a gennaio per presentare il nostro progetto, e a fine mese saremo all'università di Reading, vicino Londra, e con noi sarà anche Stefano De Caro, direttore dell'Iccrom. Sono fiducioso".
NAPOLI-Matthaei: "Quelle immagini di Pompei uno schiaffo alla storia"
L'archeologo tedesco Albrecht Matthaei, coordinatore del Pompeii Sustainable Preservation Project, sostiene che il mondo dell'accademia deve lavorare insieme per migliorare i metodi di conservazione e restauro dei monumenti. Secondo Matthaei, Pompei è un luogo speciale dove le scuole archeologiche e di restauro del mondo si incontrano per condividere tecniche innovative. Tuttavia, il progetto deve affrontare problemi come i crolli e i furti, che sono uno schiaffo alla storia e all'arte. Matthaei sostiene che l'archeologia deve comunicare la necessità di conservare i monumenti al mondo degli industriali e a chi dispone di soldi privati, senza compromettere l'autonomia della ricerca.
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