Cda, un decreto esclude la presenza di Robol e Filippi TRENTO Andrea Robol e Luisa Filippi non siederanno nei consigli di amministrazione rispettivamente di Muse e Mart: una norma statale legata alle misure anti-corruzione e varata lo scorso anno, di fatto, sbarra la strada degli assessori alla cultura nei board dei due musei trentini. Il colpo di scena arriva a poche ore dalla decisione della giunta provinciale sulle nomine dei consigli di amministrazione di Muse, Mart e Museo degli usi e costumi della gente trentina (l'esecutivo di Ugo Rossi dovrebbe esprimersi domani o al massimo la prossima settimana). E costringe i sindaci delle due città a modificare i propri piani. In tempi strettissimi. «La Provincia ha chiesto di inviare la nostra indicazione entro giovedì (oggi, ndr)» fanno sapere da Palazzo Thun. Dove, fino a pochi giorni fa, si lavorava con decisione per portare Robol nel board del Muse: non a caso la comunicazione del nome dell'assessore, spiegano in via Belenzani, era stata inviata a Tiziano Mellarini già nello scorso autunno. E lo stesso sindaco Alessandro Andreatta pochi giorni fa, dopo l'uscita dell'ex assessore cittadino Lucia Maestri («I due assessori comunali devono essere presenti nei board di Muse e Mart» aveva detto la presidente della commissione provinciale cultura), aveva confermato la linea. «A Mellarini aveva sottolineato il primo cittadino ho già fatto presente che sarebbe opportuno prevedere nel cda del Muse l'assessore alla cultura, quale rappresentante del capoluogo. Mi auguro che Mellarini segua le nostre richieste». E così si era espresso anche il sindaco di Rovereto Andrea Miorandi per il Mart. «Il museo aveva osservato ha le sue radici nelle comunità in cui si trova, a Trento e a Rovereto. Quindi tenere gli assessori comunali delle due città nel cda sarebbe il vero valore aggiunto, tanto per il Mart quanto per il Muse, che sono i due maggiori musei». E aveva aggiunto: «Dalla Provincia non mi hanno segnalato incompatibilità tra l'eventuale presenza di Luisa Filippi nel board e il suo ruolo istituzionale di assessore». Ma ora la situazione sembra radicalmente cambiata. In queste ore, infatti, il Comune di Trento ha ricevuto una nota firmata dall'assessore provinciale Tiziano Mellarini che punta l'attenzione sul decreto legislativo 39 votato a maggio del 2013 e legato alle misure contro la corruzione. In sostanza, secondo quanto previsto dalla norma, nei Comuni con più di 15.000 abitanti chi ha svolto incarichi istituzionali negli ultimi due anni (e quindi anche chi è attualmente in carica) non potrebbe essere nominato in consigli di amministrazione come quelli dei musei trentini. «La norma però avverte il sindaco di Trento non ha ancora un'interpretazione univoca». Ma la Provincia, che tra l'altro non ha ancora recepito il decreto legislativo, sembra intenzionata a seguire la via più «prudente». «In queste ore deciderò il nome da inviare a Mellarini» osserva Andreatta, che fa capire di avere già qualche soluzione in testa. «In effetti ammette qualche idea ce l'ho». Sarà una scelta collegata all'elenco dei candidati emersi? Il sindaco non si sbilancia: «Non credo di dover necessariamente indicare uno dei quei nomi. Mellarini mi aveva lasciato libertà. Ma vedremo».