Si chiama «ParSJAd» (parco archeologico dell'alto Adriatico), che non è un nome affatto facile. Ma nasce all'interno degli accordi di cooperazione Italia- Slovenia invece proprio per provare a semplificare gli accessi ai siti archeologici. Come? Con progetti e attività che passano attraverso una pianificazione culturale partecipata, ma anche attraverso le nuove tecnologie, come le app per gli smartphone, che serviranno a far conoscere il potenziale del territorio con un semplice clic. Il primo passo di questo percorso ha visto il coinvolgimento della Regione Veneto ma anche delle due università veneziane (Iuav e Ca' Foscari) che, a partire dai siti archeologici già noti e passando per le potenzialità culturali turistiche ed economiche dei diversi territori, hanno elaborato dei percorsi alternativi. «Troppo spesso i siti archeologici vengono vissuti dalla popolazione che ci abita intorno come un "peso" una zona da preservare ma che non può essere in alcun modo utile per il turismo della zona dice Domenico Patassini, responsabile scientifico di Metaprogetto dell'università Iuav di Venezia abbiamo cercato di far saltare questo binomio. Un esempio? L'ampliamento dell'aeroporto probabilmente coinvolgerà gli spazi di Altino». Docenti universitari e abitanti del territorio si sono chiesti insomma come dare accessibilità ai siti archeologici già conosciuti e come fare in modo che possibili investitori considerino l'area come punto di convergenza dei loro interessi turistici. La prima risposta ha visto l'elaborazione di due strumenti diversi. C'è una mappa nella quale le associazioni del territorio di Altino sono intervenute in un laboratorio partecipato di archeologia, per segnalare i punti strategici, gli angoli da valorizzare, i percorsi da seguire e poi c'è una app che verrà data a tutti i visitatori del museo. Alice D'Este