Musicista, ha lasciato la Scala per diventare artigiano È un gioco che parte da un tasto. Il dito che si appoggia e genera un suono. Ma il suono, prima, s'inoltra nel mistero. Compie un breve viaggio, dove non vediamo. Dal somiere fino alle componenti più nascoste dell'organo: lì dietro, nella segretezza della cassa. Fra tiranti e ventilabri, il suono prende forma, silente. Scivola, superando ostacoli invisibili fino a raggiungere la superficie liscia delle canne, dove scorre ed esce. Finalmente. Ed è suono. È musica. Disse un giorno il pianista Ferruccio Busoni che la musica è aria sonora. Nell'organo, ogni suono è unico ed esiste un mondo che lo racchiude, privatissimo. Non lo è forse per il maestro organaro che di questo strumento così imponente ha carpito ogni segreto. Conosce spazi, angolature, vuoti e melodie. Gianluca Chiminelli fa scivolare gli occhiali sul naso. Si china verso i tasti rivestiti in osso, sfiora i chiodi che sembra accarezzarli. «Ogni organo ha i suoi timbri, le sue sfumature». Muove leggero un pedriolo per accordare le canne. Gesto impercettibile. «Mi piace creare il suono. Quando restauro un organo devo cercare la sua voce, la sua timbrica. Ogni strumento è diverso, ha una storia e un autore». Siamo nella sua bottega organaria, al di là del canale di Darfo Boario Terme. In questi mesi il maestro è impegnato nel restauro dell'organo della Chiesa di Santa Maria della Carità di Brescia. Il laboratorio è in fermento. «Possiamo passare anche un giorno interno a sentir suonare sempre lo stesso tasto». Con una famiglia di musicisti il padre fondò il coro Luca Marenzio, le sorelle cantano nell'orchestra del Teatro alla Scala di Milano l'organista sembrava avere un destino già segnato. Se non fosse stato per quell'organo di don Ilario nella parrocchiale di Montecchio. «Lo vidi che avevo 14 anni e studiavo violoncello al Conservatorio di Brescia. Entrai in chiesa con mio padre e l'organo se ne stava lì, pieno di polvere. Il suono lo aveva abbandonato da un pezzo. Ma fu una folgorazione. Dissi a don Ilario: "lo restauro io". Non sapevo nulla di un organo: passai mesi interi in chiesa a lavorarci. Un'impresa, ma riuscii a ridargli vita». Dopo il diploma di violoncello, nel 1980 entra nell'orchestra della Scala, dove rimane per quindici anni. «Ho suonato nei maggiori teatri del mondo e con i più grandi direttori d'orchestra. Abbado, Muti. Ma quello che preferivo era il gesto magico di Lorin Maazel». La carriera da musicista finisce per scelta nel 1996. Gianluca Chiminelli torna in Valle Camonica e decide di dedicarsi interamente al restauro storico-conservativo di organi. «La passione era troppo forte. Tu entri in una chiesa e c'è un mondo. Ma quando sali sull'organo, ti accoglie un'altra dimensione. Un luogo a sé». Il musicista raffinato in frac si trasforma in un artigiano con il grembiule ai fianchi. Due vite in una, adesso, che iniziano a convivere. «L'organo mi affascina per la complessità di suoni e marchingegni, con i suoi rimandi e ordigni. È un'orchestra in miniatura». Lavora su accordature, temperamenti, timbriche. Una carriera da autodidatta: «Tutto quello che so fare ce l'ho dentro». Restaura i più importanti organi del bresciano. Quasi una quarantina, cui dedica mesi a volte anni di cura maniacale e meticolosità. Le mani finiscono sui più grandi costruttori: Serassi, Bossi, Tonoli, Bianchetti, Grigolli, Mottironi. Realizza artigianalmente anche organi ex novo: strumenti a trasmissione interamente meccanica. Nel 2002, per la chiesa di San Maurizio a Breno; di recente l'organo per le suore messicane dell'Accademia brenese Arte e Vita, che sarà inaugurato il prossimo 17 maggio. Agli inizi del duemila, Chiminelli incontra un architetto, Aurelio Sandal Marengoni. Gli affida la documentazione dei restauri. Rilievi, dati tecnici, misurazioni. L'operazione di scomponimento dello strumento viene seguita passo dopo passo da un'accurata assistenza scientifica. Finché cinque anni fa, la svolta: «Abbiamo avuto un'intuizione spiega Sandal e cioè utilizzare la tecnica in 3D per documentare il lavoro di restauro». Viene acquistato uno strumento tecnologico avanzato: uno scanner laser. L'innovazione fino a quel momento appannaggio della meccanica e del settore industriale entra nel mondo dell'arte e della musica. Il laser segue le diverse fasi del restauro. «Si effettua un rilievo di tipo tridimensionale. Una novità nella modalità di rappresentazione degli oggetti, che così viene completamente rivoluzionata. Il linguaggio della rappresentazione entra nel digitale». Un apposito programma informatico raccoglie, elabora e gestisce dati e immagini. «Questa tecnica prosegue Sandal dà un'altra credibilità al restauro. Per la precisione e l'esattezza del rilievo e della sua rappresentazione grafica in 3D». Un modo per ricostruire la storia di uno strumento e conservarne la memoria. Fino a nuovo giro di tasti. Alla prossima accordatura.
Brescia. Il laser di Chiminelli fa rivivere gli organi
Gianluca Chiminelli, ex musicista della Scala, ha lasciato la carriera per dedicarsi al restauro storico-conservativo di organi. Ha iniziato a lavorare su un organo nella parrocchiale di Montecchio, dove aveva 14 anni, e ha deciso di ripristinarlo. Dopo il diploma di violoncello, è entrato nell'orchestra della Scala, dove ha suonato con i più grandi direttori d'orchestra. Ha deciso di abbandonare la carriera da musicista nel 1996 e ha iniziato a lavorare su organi. Ha realizzato la restaurazione di quasi una quarantina di organi del bresciano e ha anche costruito organi ex novo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo