La genialità e il talento di Luca Ronconi sono riconosciuti da tutti. E apparivano anche nel suo ultimo spettacolo, «Celestina», andato in scena recentemente al Teatro Strehler. Già all'aprirsi del sipario, quella scena immersa nella luce, in cui gli attori erano collocati su un piano inclinato secondo precise geometrie spaziali, emozionava come - e forse più - di una installazione artistica. Eppure, di questo spettacolo, come di altre grandi regie di Ronconi, si saprebbe poco o nulla, e il pubblico non lo avrebbe seguito, se non fosse stata progettata e realizzata dal Piccolo Teatro una comunicazione efficace. Alla comunicazione anche genialità e talento non possono rinunciare. Più volte si è scritto della incapacità di Milano e della sua amministrazione di far conoscere il patrimonio artistico della città e di comunicare le iniziative culturali: si tratta di un problema reale. Milano, pur essendo la capitale italiana della comunicazione, paradossalmente, non comunica. Ma proprio da una eccellenza dovremmo partire per trovare una soluzione. Il Piccolo Teatro è l'unica realtà milanese in grado di gestire la comunicazione ad alto livello: non solo attraverso una programmazione e una organizzazione che si traducono in presenza costante su tutti i media, ma anche grazie a una conoscenza che porta a sfruttare al meglio tutti i canali possibili. Milano - come l'Italia intera - è seduta su una miniera d'oro, costituita dal suo patrimonio artistico e culturale. Non è bella come Venezia o Roma o Firenze, ma quali altre città, in Europa e nel mondo, possono vantare l'unica pittura murale di Leonardo (il Cenacolo) o dipinti come quelli conservati alla Pinacoteca di Brera e all'Ambrosiana o chiese bramantesche o una basilica come quella di San Lorenzo (che il grande critico Richard Krautheimer considerava una delle dieci più belle del mondo) o capolavori dell'arte e dell'architettura novecentesca e contemporanea, concentrati in una superficie poco estesa e rapidamente percorribile? Milano è un unico grande museo, come afferma Philippe Daverio. Che, forse, non ci meritiamo, dato che sembriamo non comprenderne il valore, né spirituale né economico. Non è più tempo di parole. Dobbiamo guardare in faccia la realtà: il Piccolo Teatro è l'unico ente che potrebbe risollevare le sorti della pessima comunicazione milanese. E, allora, perché non chiedere la sua collaborazione, per far conoscere - a livello nazionale e internazionale - patrimonio artistico e attività culturali della città? Si tratterebbe di una soluzione anomala per una amministrazione comunale: è vero. Ma perché non percorrere strade nuove, quando siamo certi che ne avremmo ottimi risultati? Naturalmente questa scelta esigerebbe un aumento del personale del Piccolo nel settore della comunicazione, ma, per il Comune, si tratterebbe del miglior investimento possibile. Comunicare arte e cultura di Milano con il coordinamento del Piccolo Teatro: sarebbe la quadratura del cerchio.