"Le grandi navi non devono passare per San Marco. L'ordinanza del Tar costringe tutti gli enti coinvolti ad accelerare nella soluzione definitiva del problema", dicono i ministri Lupi e Galletti. Vtp: "Non brindiamo, le compagnie sono già scappate". VENEZIA «Le grandi navi non devono passare per il canale della Giudecca e nel Bacino di San Marco. Il governo conferma la sua determinazione nell'applicazione del decreto che vieta il passaggio delle navi con stazza superiore alle 40 mila tonnellate nei canali di Venezia». L'ordinanza del Tar del Veneto, che ha «congelato» i limiti imposti dal governo alle crociere, non ha fatto cambiare idea all'esecutivo di Matteo Renzi. Lo confermano i ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Gian Luca Galletti (Ambiente) con una nota congiunta in serata. «La sospensiva cautelare del Tar non cambia la decisione, semmai costringe tutti gli enti coinvolti (governo, Regione, Comune, Autorità portuale) ad accelerare nella soluzione definitiva del problema, indicando il percorso alternativo, nel rispetto della tutela ambientale della laguna e del contributo del turismo crocieristico all'economia di Venezia e del Veneto». L'appello al governo era stato il leit motiv nel day after della decisione dei giudici amministrativi, che ha cancellato, in attesa di una nuova udienza di merito il 12 giugno, quel taglio di 100 navi (da 809 a 708) per il 2014 che inizieranno ad arrivare dopo il 4 aprile, quando finiranno i cantieri del Mose alla bocca di porto del Lido e di quelle sopra le 96 mila tonnellate per il 2015. Interrogazioni e interpellanze per prendere «iniziative urgentissime» erano arrivate dal presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, e dai due senatori veneti Laura Puppato e Felice Casson, tutti del Pd. Lo stesso presidente di Vtp Sandro Trevisanato è sulla stessa linea. «Noi non brindiamo a questo risultato, ma ci rammarichiamo che la politica stia tardando su decisioni che doveva prendere già da anni - dice - L'incertezza ha prodotto solo danni». Vtp aveva anche lanciato un ultimo appello al governo a fine febbraio, in vista del Seatrade di Miami, fiera in cui le compagnie presentano i piani guturi: «Siamo rimasti molto rammaricati che il nuovo governo non abbia ascoltato i nostri annunci», conclude Trevisanato. «La decisione del Tar non deve alimentare ancora di più azioni "isteriche" nei confronti di un'attività importante per l'economia della città e non solo - aggiunge l'assessore regionale Renato Chisso - Bisogna che tutti assieme si trovi una soluzione condivisa. Al di là delle prese di posizione assurde, come l'ipotesi Marghera, prevalga il buon senso». Tutti avevano «accusato» Vtp di essere la grande vincitrice. «Purtroppo la stalla è stata chiusa quando i buoi sono già scappati - dice però Trevisanato con amarezza - ora speriamo di recuperarli». Fuor di metafora: «Ritengo che per il 2014 il danno sia irreversibile, non recupereremo più le compagnie e per il 2015 sarà lo stesso, a meno di una decisione a brevissimo termine da parte del governo». Ipotesi che però i due ministri, nella nota serale, sembrerebbero escludere. Tra gli sconfitti ci sono sicuramente il Comune di Venezia che pure aveva impugnato a sua volta le ordinanze della Capitaneria di Porto, ritenute troppo «soft» e gli ambientalisti. La cui reazione però è controcorrente: «Siamo contenti, perché il bluff del governo è stato cancellato - dice il comitato No grandi navi - ora si può tornare ad affrontare il problema delle grandi navi partendo dai dati, come vogliono i giudici del Tar». Secondo Legambiente Veneto è «una decisione che fa male alla città e all'ambiente». «E' necessario spostare l'home port a Marghera, lontano dal fragile cuore della città», dice la nota. Sulla stessa linea i Vas di Venezia: «Se in questi due anni si fosse lavorato in questa direzione ora probabilmente le grandi navi sarebbero già a Marghera». «Ci sarà il ricorso in appello, la partita è ancora aperta», sottolinea Andrea Zanoni, eurodeputato del Pd. Soddisfatta invece la parte pro-navi. «Una politica di proibizioni senza alternative è miope», dice il presidente di Confcooperative Venezia, Angelo Grasso. «Era una decisione dettata da un approccio emotivo al problema e avrebbe determinato un danno pesantissimo all'economia cittadina», aggiunge Flavio Tosi, sindaco di Verona e segretario nathional della Lega Nord.