La soprintendenza: affresco asportato con lo scalpello NAPOLI - Un pezzo dell'affresco di Artemide, già molto malridotto, nella domus di Nettuno del diametro di circa 20 centimetri, è sparito. La scoperta è stata fatta da un custode l'11 marzo scorso alle 17 ma denunciata ai carabinieri soltanto nella tarda mattinata del giorno dopo. Tutto è stato ufficializzato dalla Soprintendenza di Pompei in una nota: «Il giorno 12 marzo è stata segnalata da un custode in servizio nella Regio VI che effettuava un giro di controllo, l'asportazione di una porzione di affresco nella Casa di Nettuno (VI 5, 3). Dal sopralluogo eseguito è stato accertato che ignoti si sono introdotti nella casa, e con un oggetto metallico hanno scalpellato l'angolo superiore di un piccolo quadretto, asportando un frammento di circa 20 cm di diametro, in cui compariva la figura di Artemide. Sono in corso indagini approfondite. In particolare sono in corso l'acquisizione di informazioni sulle attività di vigilanza del personale di custodia anche nei giorni precedenti al furto e la visualizzazione delle riprese delle telecamere del sito archeologico per poter risalire agli autori del furto. La notizia è stata finora tenuta riservata per non compromettere il risultato delle indagini in corso». La casa del Nettuno era chiusa ma gli affreschi lasciati alle intemperie. Come molti altri. La denuncia il giorno dopo la scoperta, il comunicato ufficiale sei giorni dopo, quando la notizia ormai è di dominio pubblico. Perché? Il fenomeno dei frammenti sottratti nell'area archeologica di Pompei non è nuovo. A gennaio scorso, secondo quanto riferiscono fonti delle forze dell'ordine, proprio alla Soprintendenza dell'area archeologica arrivò da Firenze un pacchetto contenente un frammento di affresco con un decoro di foglie, che poi risultò staccato da una decorazione parietale della casa del Frutteto. Le indagini portarono a un ufficio postale fiorentino, ma il mittente del pacchetto risultò un fantasma. Probabilmente un turista pentito. Sono decine le foto di affreschi caduti per terra e lì lasciati. Poi magari qualche visitatore passa e non resiste alla tentazione di portarseli via. E anche in questo caso si è sicuri che i carabinieri indaghino su un furto? Il problema della sicurezza e della sorveglianza per gli scavi di Pompei «è una questione ben presente ai responsabili e sulla quale si sta lavorando», spiega il neo soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia Massimo Osanna ribadendo che il caso, segnalato da un custode al termine di una ronda, «è stato subito denunciato ai carabinieri». Un furto, completamente diverso, precisa il soprintendente, dal caso che riguarda la sparizione di un frammento di affresco dalla Casa del Frutteto inviato poi per posta. Ora però i sindacati non vorrebbero che a finire sulla graticola fossero i lavoratori. «Blocco del turn over e carenze organiche rappresentano sicuramente - spiega in una nota Segretario Regionale dell'Ugl Vincenzo Monfrecola - il tallone di Achille per la sicurezza non solo di Pompei ma per tutti i Beni Culturali del Paese. L'area archeologica di Pompei ormai è diventata come un supermarket. Vai scegli e prendi. Servono custodi - sottolinea Monfrecola - e ne mancano almeno una ottantina per ogni turno. Quelli in servizio oltre ad assumersi carichi di lavoro maggiori ne prendono anche le responsabilità e si corre il rischio di pagarne poi le conseguenze». Riunione tecnica, oggi al ministero «per fare luce su quanto accaduto a Pompei». Il ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini spiega che si sta lavorando per «rafforzare le misure di controllo e vigilanza del sito archeologico».