Domande semplici, ma necessarie. Ha senso che il Comune di Roma organizzi un megaconcerto rock (non ha importanza se si tratti dei Rolling Stones o meno) quando l'assessorato alla Cultura guidato da Flavia Barca ha appena annunciato che, nel nuovo piano del Grand Tour europeo sull'archeologia romana, verranno destinati a quell'area 6 milioni e 300 mila euro per lavori di restauro e ripristino? È giusto (come ha scritto Paolo Fallai) ignorare l'allarme lanciato dalla soprintendenza archeologica : «Preoccupa che una tale concentrazione possa dar luogo ad atti vandalici e movimenti incontrollabili di persone verso i monumenti emergenti»? È normale che un sindaco di Roma metta da parte sbrigativamente e quasi con fastidio un giudizio tanto allarmato di un organismo statale di tutela? C'è forse ancora chi crede che una soprintendenza statale possa divertirsi a interpretare il ruolo di freno al Campidoglio? Ai tempi del Giubileo rimase famoso l'epiteto di «Signor No» attribuito dall'allora sindaco Francesco Rutelli al soprintendente archeologico Adriano La Regina. Ma se il sottopasso sotterraneo davanti a Castel Sant'Angelo è stato meritoriamente sventato, lo si deve proprio a lui, al vituperato Signor No. Altro interrogativo. Ha senso stanziare 12.2 milioni di euro per il ripristino di piazza Augusto Imperatore e per la fine degli eterni scavi in quell'area quando non si riesce nemmeno a impedire che tra le rovine e le recinzioni nasca una cittadella spontanea di senzatetto? Proseguiamo. Ancora una volta: ha senso che il Campidoglio continui a parlare del progetto Fori Imperiali, e che si riprenda in mano il progetto per il loro smantellamento (immaginato dal 1978 proprio da La Regina con Leonardo Benevolo e Vittorio Gregotti, quando si dava per scontato il trasloco dei ministeri dal centro) mentre non si riesce nemmeno a reprimere il banalissimo fenomeno dell'ambulantato illegale nei fine settimana in cui i Fori vengono pedonalizzati? Ed ha senso teorizzare astratte forme di valorizzazione sull'area archeologica quando basta una rappresentazione delle Idi di Marzo a largo Argentina per attirare centinaia di spettatori in un'area quotidianamente vuota perché priva di indicazioni? Ogni lettore troverà le sue risposte. Ma la sperequazione tra la politica degli annunci e gli atti concreti è per ora immensa. Breve lista, per non annoiare il lettore. Nove mesi dopo l'insediamento della giunta Marino siamo ancora senza soprintendente comunale, senza direttore dell'agonizzante Macro, senza vertici del Palaexpo nonostante i mille annunci sul sempre «imminente» arrivo di Franco Bernabè (se ne parla da un mese!), senza guida il sistema delle biblioteche. Intanto arrivano segnali continui di malessere: l'artista che ha installato la sua opera clandestina al Circo Massimo, il performer che proietta immagini di bambini piangenti sulla facciata del Macro per sottolineare la condizione di museo «orfano». Se continua così, arriveranno altre azioni spettacolari. Altro che Valle (indegnamente) ancora occupato. Altro che Rolling Stones al Circo Massimo. Negando l'assunto di Mao: grande è la confusione sotto il cielo di Roma, la situazione non è eccellente. È spaventosa.