Un concerto dei mitici Rolling Stones, in programma per il 22 giugno prossimo a Roma, s'incarica accidentalmente di alimentare le recenti polemiche sul ruolo delle nostre Soprintendenze, per dimostrare "in vitro" che queste strutture servono, non vanno abolite, ma devono essere opportunamente riformate, ristrutturate, riorganizzate. Con buona pace dei conservatori e dei protezionisti a oltranza, preoccupati forse più di difendere le proprie posizioni di potere culturale che di tutelare i beni culturali. Accade che il Comune della Capitale vuole concedere il Circo Massimo, l'antico stadio destinato dai romani alle corse dei cavalli tra il colle Palatino e l'Aventino, per lo show della celebre band di Mick Jagger. Ma il sindaco Marino si ritrova stretto fra la tenaglia della Soprintendenza archeologica, contraria all'evento, e la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici che invece è favorevole. Un conflitto di competenze e di responsabilità, ma anche di culture diverse. Ora è vero che, a prima vista, il Circo Massimo appare come una grande e polverosa spianata, dove i romani vanno per lo più a fare jogging e ginnastica all'aperto o a portare i cani a passeggio. Ed è pur vero che in passato quello storico ippodromo è stato già profanato, purtroppo, da eventi di ogni genere, musicali o meno: compresi i festeggiamenti popolari per lo scudetto della Roma e per la vittoria della Nazionale ai Campionati mondiali di calcio. Ma, come si dice in latino, "est modus in rebus". Non c'è alcuna necessità di mettere ancora una volta a rischio tutta l'area archeologica circostante, con un'invasione contemporanea di sessantamila persone; un'armata meccanizzata di moto, motorini e auto, condannata irrimediabilmente a essere sconfitta dalla mancanza di parcheggi nella zona. Meglio, molto meglio uno stadio contemporaneo o un Palasport attrezzato, come quelli dove sono previsti gli altri concerti della "tournée" italiana. La "querelle" ha finito per coinvolgere anche il ministero dei Beni culturali che, attraverso la sua direzione regionale, s'è pronunciato per il sì. Un ennesimo intrigo burocratico rischia di degenerare dunque in uno scontro di potere. Quanto basta, appunto, per auspicare una riforma delle Soprintendenze, in modo da rendere più funzionale ed efficiente la tutela del nostro patrimonio.