LE PAROLE con le quali il sindaco Marino difende il suo via libera al concerto dei Rolling Stones dicono troppo e, al tempo stesso, troppo poco. In più del necessario, per esempio, c'è l'entusiasmo sconfinante nell'euforia con cui il primo cittadino della capitale parla dell'evento. In particolare quando dice che "fin dai giorni successivi al mio insediamento in Campidoglio, ho iniziato a lavorare assieme ai miei collaboratori per riportare le leggende del rock nel cuore di Roma". Molti romani possono ritenere che forse una altrettanto appassionata mobilitazione avrebbero meritato alcuni dei tanti e ben più urgenti problemi che si affollano sulla scrivania del sindaco. Né serve che egli confessi "di essere un vero fan dei Rolling Stones". Questo va bene per spiegare la posizione di Ignazio Marino, ma non quella del sindaco di Roma. Da quest'ultimo c'era e c'è da aspettarsi che non si limiti a trincerarsi dietro il parere positivo sull'esibizione incassato dalla soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Lazio che chiude la partita in modo definitivo. I timori di coloro che si oppongono a questo utilizzo del Circo Massimo non sono campati in aria: in analoghi casi precedenti la presenza di una folla smisurata ha provocato danneggiamenti estesi anche alla zona circostante la grande arena all'aperto. Ecco, quel che manca vistosamente nelle dichiarazioni pubbliche del sindaco Marino è l'assicurazione di aver mobilitato gli uffici comunali non tanto per rendere possibile il concerto ma soprattutto per evitare che lo stesso si trasformi in una sorta di moderno fescennino su vasta scala. All'evento manca abbastanza tempo per colmare questa lacuna grave in tema di sicurezza. 18 marzo 2014 07 sez. Roma