VENEZIA Terzo Piano casa regionale, Venezia dice no e propone al consiglio regionale una delibera per fare dietrofront. Ieri il voto dell'atto che sarà recapitato al più presto a palazzo Ferro Fini. «Facciamo da capofila di un lavoro che riunisce Padova e Treviso, che hanno già votato un atto identico al nostro e Belluno e Vicenza dove è in fase di approvazione», ha spiegato ieri in consiglio l'assessore Andrea Ferrazzi (Urbanistica). I Comuni del Veneto contestano alla Regione di averli privati di potere con una legge che scavalca le amministrazioni. Venezia poi trema di fronte al rischio che la città si trasformi in un unico grande hotel. «Basta una dichiarazione di inizio attività per ottenere il cambio di destinazione d'uso in ricettivo - ha detto Ferrazzi - e si permettono aumenti volumetrici del 52 per cento». Il Comune chiede dunque che si ritorni al secondo Piano casa che, pur cercando di sostenere il rilancio dell'edilizia permettendo ampliamenti a palazzi e case, lasciava all'ente locale la possibilità di definire aree protette dalla cementificazione e interventi accoglibili. «Non ha senso proporre una delibera che non ha i numeri per essere approvata in Regione, si impugni il Piano casa per vie legali», ha detto Valerio Lastrucci (Gruppo Misto). Contrario al documento il Pdl-Fi. «Concordo che la Regione doveva interessare i Comuni nelle sue decisioni - ha spiegato Saverio Centenaro - ma il problema vero è il nostro Piano regolatore che permette qualsiasi modifica in centro storico». Il boom del ricettivo sarebbe già realtà e di questo ne ha colpa chi amministra Venezia da vent'anni. «Bisogna mettere freno alle previsioni del Piano casa, rischiamo di assistere alla desertificazione di Venezia», ha ribattuto Carlo Pagan (Pd).