Impalcature di legno per evitare il peggio NAPOLI - Tempi duri per i monumenti archeologici in Campania. Dopo i crolli continui a Pompei, i cedimenti al tempio di Venere a Bacoli, ieri è toccato all'antro della Sibilla, a Cuma. Non è la prima volta. Già qualche settimana fa erano state denunciate piccole crepe nelle mura e nel tufo, tanto che si era provveduto a puntellare le parti più a rischio e a far intervenire gli operai. Ma la situazione è precipitata sabato e domenica quando, a causa di alcune infiltrazioni d'acqua, è crollata la parte superiore del muro che in teoria si trovava proprio alle spalle della Sibilla, nel luogo dove pronunciava i suoi vaticini. La struttura è stata chiusa temporaneamente per le verifiche. Numerosi i turisti rimasti delusi ai cancelli. Tra questi polacchi, americani e una scolaresca milanese dell'Itis Einstein. Crepe e vistose fenditure ci sono in molti tratti della galleria che in Italia e del mondo è uno dei luoghi sacri del paranormale. La parte iniziale del tunnel trapezoidale e quella centrale sono puntellate con speciali armature di legno, come quelle che si vedevano nei palazzi del dopo terremoto. Indagini statiche sono state avviate. In molti angoli si notano sul terreno piccole pietre di tufo giallo staccatesi dalle pareti del tunnel di età sannitica, tagliato nel IV secolo avanti Cristo nel cuore di Cuma per poter fronteggiare un possibile attacco dei Romani dal mare. Nel gennaio del 2012 ci fu il primo allarme: la parte iniziale dell'antro fu interdetta alle visite da nastri segnaletici, costringendo i visitatori a entrare e uscire due volte per raggiungere la sala dei vaticini. Dal soffitto si staccarono pezzi di tufo e il responsabile dell'area archeologica di Cuma, Paolo Caputo, decise di chiudere parzialmente il percorso e a chiedere l'intervento dell'ufficio centrale della Soprintendenza. Un progetto di consolidamento molto costoso. Andato a rilento per la carenza di fondi. Dura la nota di Cristiano Fiorentino, portavoce di «Puteoli un patrimonio archeologico da salvare», che mette sotto accusa gli operai per l'uso di leganti chimici che hanno macchiato le pareti e non risolto il problema: «Quanta superficialità e trascuratezza da parte degli operai, auspico una ripulitura accurata. Interventi per niente professionali e di una delicatezza pachidermica». Durissimo anche Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale: «Qui, a differenza di Pompei, l'intervento di manutenzione è stato fatto. In maniera sbagliata. Chi controlla?».