Gentile architetto Massimiliano Fuksas, è uscita sui giornali la notizia che il Comune di Roma l'abbia invitata a seguire per tutto il 2014 i lavori della sua Nuvola, il nuovo centro congressi della capitale, senza percepire un euro, e lei avrebbe detto: no. Non sono questi tempi di buona volontà e di cuori oltre l'ostacolo, è vero. C'è diffidenza diffusa, nel Paese e in città, c'è sfiducia nel contesto, disistima generalizzata, in particolare verso le pubbliche istituzioni. Lei stesso ha detto che la società Condotte, incaricata della realizzazione della Nuvola, è al lavoro sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria e questo non è un bel biglietto da visita. Ha aggiunto che l'amministratore delegato dell'Eur spa, responsabile del cantiere, «è poco più che un commercialista e non se intende». Non useremo neanche l'argomento che lei secondo Eur spa ha già percepito quasi venti milioni di euro negli ultimi sedici anni per progettazione e direzione artistica della Nuvola (cinque milioni secondo lei, al netto di tasse e consulenti). Né punteremo sul fatto che lei è di sicuro uno dei più celebri, celebrati e remunerati super-architetti del mondo. Una fortuna costruita con il suo ingegno e i suoi meriti. Ci limitiamo a ricordare alcuni suoi trascorsi «rivoluzionari», nel febbraio del 1968 la sua partecipazione alla battaglia di Valle Giulia per «liberare» la facoltà di architettura dalla polizia, un sintomo di desiderio di cambiare il mondo. E ricordiamo anche nonostante le sue ascendenze lituane, austriache, francesi la sua nascita romana, la sua giovinezza basata a Roma. Roma, disgraziata città. Funziona male, risulta faticosissima a chi ci vive, non riesce proprio a stare al passo con le altre grandi capitali europee con cui è costretta al confronto. Ecco, un gesto rivoluzionario e controcorrente, sarebbe a Roma, l'impegno di un suo cittadino, per finire qualcosa, la Nuvola, per esempio. Senza compenso. Caro Fuksas, il suo collega spagnolo Santiago Calatrava passerà probabilmente alla storia (assieme ai sindaci, che da Veltroni in poi lo indussero a lavorare qui) per quella Città dello Sport di Tor Vergata, che doveva costare 60 milioni ora è già arrivata a 660 ed è costruita soltanto per metà. Un altro centro congressi, quello della Nuova Fiera di Roma, sta affondando fra i debiti già 176 milioni colpito da una dislocazione decentrata senza che siano stati progettati i trasporti per raggiungerlo. L'Auditorium di Renzo Piano, assieme al Maxi di Zara Hadid, ultimati e perfino funzionanti, andrebbero venerati come miracoli. Lei che si è preso molte soddisfazioni, non vuole provare a sfidare questa nuova legge della fisica, secondo la quale a Roma si posano prime pietre e quasi sempre poi si abbandonano a piogge e rovi? Non vuole togliere con il suo impegno fino a Nuvola inaugurata, ogni alibi ai pubblici amministratori? Caro Fuksas, lo prenda come un sogno, presagio di primavera.