Nella ricostruzione di alcuni collaboratori di giustizia i favori che sarebbero stati fatti ad alcune aziende di Serradifalco da Salvatore Dario Di Francesco Alla fine l'impresa Mollica pagò 3 mila euro a titolo di "pizzo" per l'appalto del museo ARCHEOLOGICo, ma i titolari dell'impresa sarebbero stati disposti a pagare più di dieci volte tanto per stare tranquilli. Tale sarebbe stato il timore di subire attentati e di avere a che fare con i "picciotti" di Cosa Nostra. E' l'ex sottocapo della cosca mafiosa di Caltanissetta Pietro Riggio a svelare ai magistrati alcuni retroscena riguardanti l'affare della costruzione del museo ARCHEOLOGICo di via Santo Spirito; verbali che sono contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare redatta dal gip Lirio Conti. Sette le persone finite in manette nel blitz "Colpo di Grazia" della Squadra Mobile. «MOLLICA DISPOSTO A VERSARE 40 MILA EURO». «Per questa estorsione - racconta Riggio - abbiamo incamerato in una prima fase solo 3 mila euro. Siamo nel 2004, poi mi hanno arrestato. Tra gennaio e febbraio con Alberto Ferrauto mi sono recato a Cefalù, dove c'era questa impresa Mollica di Messina che stava facendo dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale di Cefalù. Ero abbastanza arrabbiato perché non avevano pagato tutta la cifra concordata e Nino Mollica mi fece tutta una serie di giustificazioni, sostenendo che avevano problemi, che avevano dei lavori bloccati a Catania. Mi disse "comunque, se lei si informa, saprà che siamo persone che quello che diciamo garantiamo. Se abbiamo detto che vi diamo quarantamila euro, vi diamo quarantamila euro". Mollica mi disse che doveva vedere se darci i quarantamila euro con quattro dazioni di diecimila euro ciascuna o tutti in una volta, l'importante era che ci venissero dati i soldi. Lui ci rassicurò dicendo che non appena avrebbero preso l'ultimo mandato della Soprintendenza dei beni culturali, avrebbero provveduto ad ottemperare la situazione». Riggio racconta di avere esposto la situazione a Francesco Ercole Iacona, che gestiva la contabilità delle estorsioni: «Tornato a Caltanissetta ho riferito tutto a Francesco Ercole Iacona e la prospettiva di incassare i restanti 37 mila euro tutti in una volta non gli sembrò cattiva. Chiese rassicurazioni, "siamo sicuri? ", chiedeva... Io lo rassicurai dicendo che mi sembravano persone buone, affidabili e che avevano un buon giro perché avevano fatto lavori a Enna, a Catania e l'ospedale di Cefalù. Non mi sembravano dei pinco pallini. Poi invece ho capito che erano persone inaffidabili, perché poi ho saputo che non avevano più rispettato quanto promesso». I magistrati chiedono: «Angelo Palermo sapeva qualcosa? ». «Io non l'ho mai informato - risponde Riggio - io comunque parlavo sempre con Ercole Iacona. Non dire cosa abbia fatto Alberto Ferrauto, se abbia parlato con qualcuno, comunque Ferrauto stesso era informato di tutta questa vicenda». FERRAUTO: «FAVORITA PURE UNA DITTA DI SERRADIFALCO PER I SUBAPPALTI». Il collaboratore di giustizia Ferrauto svela altri retroscena della vicenda nel corso degli interrogatori resi ai magistrati della Dda nissena, compreso un "favore" ad una ditta vicina a Salvatore Dario Di Francesco: «Per i lavori riguardanti gli impianti elettrici venne favorita un'impresa... una cooperativa di Serradifalco... una cosa di una persona amica di Dario Di Francesco. E questa ditta che si doveva occupare di impianti elettrici doveva dare pure una somma forfettaria a Dario Di Francesco. Io avevo una ditta di impianti di climatizzazione, ma non mi sentii di farmi assegnare questo subappalto, era una somma troppo grossa e non mi fidavo. Per cui dissi che potevano darla a chi volevano e la affidarono ad un'impresa di Palermo». 15032014
SICILIA - Museo, patti non rispettati. Riggio: Dovevamo incassare 40mila euro, ma alla fine furono 3mila
Sette persone sono state arrestate nel blitz "Colpo di Grazia" della Squadra Mobile. Tra le vittime dell'operazione è anche l'impresa Mollica di Messina, che è stata accusata di estorsione. Il sottocapo della cosca mafiosa di Caltanissetta Pietro Riggio ha svelato alcuni retroscena riguardanti l'affare. Secondo Riggio, l'impresa Mollica avrebbe pagato 3 mila euro come "pizzo" per l'appalto del museo ARCHEOLOGICo, ma sarebbe stato disposto a pagare più di dieci volte tanto per stare tranquilli.
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