I sindaci del Siracusano propongono una "rivoluzione" nella gestione per «fare cassa» e offrire opportunità di lavoro Dalla sinergia dei Comuni iblei con un «biglietto unico», all'esperimento del capoluogo per mantenere aperti i siti Siracusa. «La Regione non ha i soldi per tenere aperti siti archeologici e musei? Ci pensiamo noi». I sindaci del Siracusano scendono in campo per garantire la fruizione di un patrimonio sempre più penalizzato da tagli di fondi e carenza di personale. Dalla zona montana al capoluogo aretuseo, passando per i territori di Avola e Noto, è in atto una "rivoluzione" in termini di gestione dei beni culturali che parte dalle Amministrazioni locali e coinvolge i privati. «Ci siamo resi conto che così non può funzionare - dice il sindaco di Canicattini, Paolo Amenta - e allora abbiamo dato vita a una task force che vede insieme noi amministratori insieme ad associazioni, sotto la guida della Soprintendenza, per tenere aperti i musei e le aree archeologiche. Ma non solo: la proposta dei Comuni della zona iblea è quella di creare un unico percorso che coinvolga tutti i paesi montani e veda il sito Unesco di Pantalica al centro delle visite». L'idea, di cui i sindaci insieme sotto l'egida dell'Unione dei Comuni Valle degli Iblei hanno discusso con i vertici e i tecnici della Soprintendenza di Siracusa, è di promuovere un biglietto unico per visitare tutti i siti e i musei di Canicattini, Cassaro, Ferla, Palazzolo, Buccheri e Buscemi. «Il progetto è pronto a partire - aggiunge Michelangelo Giansiracusa, sindaco di Ferla - e ha il benestare dell'assessorato regionale. Per esempio, un turista che vuole visitare la Casa museo di Palazzolo Acreide può acquistare un solo biglietto e spostarsi in tutti i Comuni del comprensorio ibleo scoprendo così anche gli altri musei: da Buccheri a Buscemi, alla Casa dell'emigrante di Canicattini Bagni a Sortino e, ancora, ai tesori in mostra a palazzo Garfì a Cassaro e ai paramenti sacri esposti a Ferla. Un percorso unico per provare a superare i problemi di gestione e mettere la Regione di fronte al fatto compiuto: così non ci saranno più scuse per tenere chiusi questi tesori d'arte e storia». Ma non è questa l'unica proposta lanciata dai sindaci per garantire la fruizione dei siti oggi negata. A Noto, Corrado Bonfanti propone alla Soprintendenza di affidare la gestione dell'area di Eloro ai suoi uffici per assicurare l'apertura del parco ogni giorno e non più, come accade oggi, su prenotazione. «Non possiamo certo restare a guardare i turisti che scuotano la testa davanti ai cancelli chiusi - dice Bonfanti - e quindi se la Regione da sola non ce la fa, abbiamo il dovere di intervenire per assicurare la fruizione di tesori che danno lustro al nostro territorio e ne rappresentano una risorsa». La stessa proposta viene avanzata anche dal Comune di Avola. «Abbiamo già parlato con i vertici della Soprintendenza - dice il sindaco Luca Cannata - per poter gestire con il supporto di associazioni culturali e giovani archeologici, la villa romana ma anche il parco ARCHEOLOGICo di Avola e i resti dei dolmen: tutti monumenti oggi off limits. La nostra idea è di promuovere una gestione condivisa che offra anche opportunità di lavoro a giovani professionisti del settore». Il principio è condiviso anche dal sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo il quale, però, intende anche "far cassa" con il patrimonio della sua città. «I beni culturali sono una risorsa - dice - e come tale debbono essere sfruttati in maniera saggia, tutelandoli certo, ma anche garantendone la loro corretta fruizione che non può non prescindere dalla loro manutenzione. Per questo la nostra proposta, già avanzata alla soprintendente Beatrice Basile, è di gestire i siti oggi chiusi per carenza di fondi come l'Ipogeo di piazza Duomo. Noi assicuriamo la cura del monumento e la sua apertura al pubblico usando il nostro personale, ma ciò attraverso il pagamento di un biglietto che servirà a mantenere il sito stesso. Un esperimento che funziona: da qualche mese, infatti, teniamo aperto l'Artemision 12 ore al giorno, tutti i giorni». L'area che custodisce i resti del tempio di Artemide, a due passi dal Duomo, è infatti gestita dal Comune attraverso una convenzione con una società privata. «Il visitatore paga 5 euro - conclude Garozzo -: di questi 2 euro vanno al Comune che li spende per pulire e tenere in ordine il monumento. Questo significa garantire la fruizione, proviamo a fare lo stesso per gli altri siti e musei chiusi da 30 anni. Siamo pronti a varare un maxi-avviso per affidare ai privati alcuni tesori d'arte e storia che sono di nostra competenza: mi riferisco al Teatro comunale e a villa Reimann, per esempio». 12032014
SICILIA - Badiamo noi ai nostri beni culturali
I sindaci del Siracusano hanno proposto una "rivoluzione" nella gestione dei beni culturali per garantire la fruizione dei siti archeologici e musei. La proposta prevede la creazione di un biglietto unico per visitare tutti i siti e i musei del comprensorio ibleo, che coinvolge i Comuni di Canicattini, Cassaro, Ferla, Palazzolo, Buccheri e Buscemi. Il progetto è stato discusso con la Soprintendenza di Siracusa e ha il benestare dell'assessorato regionale. I sindaci intendono anche "fare cassa" con il patrimonio della loro città, promuovendo la gestione condivisa dei siti e offrendo opportunità di lavoro a giovani professionisti del settore.
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