Una buona notizia un colossale equivoco e un'occasione. «Sono qui per aprire i musei, non per chiuderli» è stato il primo messaggio del ministro Dario Franceschini, appena rientrato dalla sua breve convalescenza. Il titolare del Mibact ha voluto rispondere in modo rassicurante, su Twitter, alla petizione lanciata nelle ultime settimane da saveMame contro il pericolo di chiusura del Museo dell'alto medioevo, oppresso dai debiti e nel mirino dei tagli alla spesa. «Il Museo dell'alto medioevo non chiuderà scrive Franceschini - ma anzi verrà rafforzato il polo dell'Eur». È consolante la decisione con cui il ministro si è schierato contro ogni ipotesi di chiusura. Ma il capitolo «buone notizie« si chiude qui. Il Museo dell'alto medioevo fa parte di una compagine molto più ampia, e tutta concentrata all'Eur, che comprende l'Archivio centrale dello Stato, il Museo della civiltà romana, il Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini, il Museo dell'astronomia e il Museo storico della comunicazione. I problemi di bilancio del Museo dell'alto medioevo, una struttura nata nel 1967 nel Palazzo delle Scienze e quindi tutto sommato giovane, nascono anche dall'affitto di 370.000 euro che il Ministero deve pagare ogni anno all'Ente Eur. Ma è impossibile valutare l'entità di questo canone, da oltre 30.000 euro al mese, se non consideriamo che la cifra è una piccola parte degli 11,5 milioni che il ministero per i Beni Culturali paga ogni anno all'Ente Eur per tutte le sue strutture museali. E di chi è l'Ente Eur? La società appartiene per il 90 al ministero dell'Economia e per il restante 10 al Comune di Roma. Insomma è una partita di giro all'interno del bilancio statale. Con un attore, il ministero per i Beni culturali, che da troppo tempo vede ridurre le proprie risorse, precipitate in un decennio da 3 miliardi a meno della metà, e un altro, il ministero dell'Economia, che incassa. Una situazione grottesca che diventa ridicola quando non riuscire a pagare quei famosi 370.000 euro diventa un buon motivo per ipotizzare la chiusura di un museo, anzi dell'unico museo italiano che ospita preziosi reperti di un periodo tra il IV e il XIV secolo troppo spesso sottovalutato. Chiuso anche il capitolo relativo al ridicolo di questa situazione, rimane da riflettere sull'occasione. «Verrà rafforzato il Polo dell'Eur» scrive il ministro Dario Franceschini. C'è da augurarsi che voglia cominciare chiedendo un incontro al ministro dell'Economia. Perché i soldi per i Beni culturali non bastano mai e di passeggiate nel bilancio statale proprio non si sente il bisogno. E che continui con una riflessione magari sentendo i diretti interessati sul significato di un «polo museale» come quello dell'Eur che meriterebbe un progetto di valorizzazione organico che ne esalti l'altissimo livello culturale. Nella comunicazione dell'Ente Eur compare lo slogan «La città nella città»: ecco, sarebbe l'ora che le due città tornassero a essere una. Per Dario Franceschini è una straordinaria occasione per rispondere con i fatti a chi si lamenta, ma sempre a parole, dei flussi di visitatori che privilegiano solo il centro di Roma.