L'avvio delle dighe mobili rinviato al 2017. «Colpa dei fondi dilazionati» Fincantieri si aggiudica il bando per le paratoie. Ma le farà a Palermo VENEZIA Il Mose sarà operativo nel 2017, ben sette anni dopo la data di fine lavori comunicata nel 2003 alla posa della prima pietra. L'ulteriore slittamento, rispetto al 2016 comunicato alcuni mesi fa, è stato dovuto alla sospensione di alcuni mesi, da parte del governo, di una tranche di 118 milioni di euro, che ha causato lo slittamento di alcune gare. Intanto, però, i cantieri alle bocche di porto continuano a lavorare a spron battuto (a Malamocco sono in posizionamento i cassoni e presto toccherà a Chioggia) ed è stata aggiudata a Fincantieri la gara per la seconda tranche di paratoie, che però saranno costruite a Palermo. VENEZIA «Entro il 2010 Venezia avrà risolto il suo problema», diceva Pietro Lunardi, allora ministro delle Infrastrutture, quando con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, posava la prima pietra del Mose il 14 maggio 2003 (nella foto tonda). «Per il 2011 contiamo di verderlo realizzato», diceva lo stesso Berlusconi dopo il Comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia (il cosiddetto «Comitatone») del 28 settembre 2005. Poi via via quel termine per la conclusione del sistema di dighe mobili che difenderà Venezia è slittato sempre più avanti, tra un rinvio e l'altro, dovuto non a problemi di cantieri che nemmeno le inchieste giudiziarie dello scorso anno hanno rallentato ma ai finanziamenti dello Stato, che non sono mai stati regolari come avrebbero dovuto essere. E lo scorso 12 ottobre, quando ci fu la movimentazione pubblica delle prime quattro paratoie al Lido, già il presidente del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris aveva messo le mani avanti: «Il 31 dicembre 2016 è una scadenza che noi siamo in grado di garantire se sarà mantenuta la continuità dei finanziamenti». Ora invece anche quella scadenza, che poteva essere simbolica visto che sarebbe stato il cinquantesimo anniversario dell'«acqua granda» del 4 novembre 1966, è andata: il Mose sarà operativo non prima del 2017. Lo conferma, pur continuando a sperare che ci possa essere un'accelerazione, lo stesso direttore generale del Consorzio, l'ingegner Hermes Redi. «Il rimbalzare dei finanziamenti, tolti per qualche mese e poi restituiti, ci ha costretti a spostare in avanti delle gare relative a strumentazioni e impianti - spiega - Alcune di esse dovevano essere bandite a novembre e invece siamo riusciti a farlo solo nei giorni scorsi, quando il ministero, tramite il Magistrato alle Acque, ha firmato la convenzione aggiornata che ha previsto le coperture». Il problema è arrivato proprio a causa del «rinvio» di 118 milioni, votato dal Cipe lo scorso 9 settembre su indicazione del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che li aveva dirottati sul «piano casa», fondo per mutui e affitti di famiglie in difficoltà. Soldi poi reintegrati con la legge di stabilità solo a fine anno. E solo a febbraio, mentre dalla Banca europea degli investimenti arrivava una nuova tranche di prestito da 200 milioni di euro che metteva anche a tacere alcune ipotesi che la stessa Bei potesse stoppare i flussi di cassa a causa delle inchieste si poteva dare il via alle gare. Basti un esempio: il 17 febbraio è stato pubblicato il bando di gara per un elemento fondamentale, ovvero le paratoie della bocca di porto di Malamocco. Nel bando, che prevede la costruzione di 21 paratoie, si parte da una base d'asta di 30 milioni e mezzo di euro, mentre nel cronoprogramma in allegato si ipotizzano 850 giorni (cioè 2 anni e 4 mesi) per la costruzione delle ultime. Visto che l'apertura delle buste è prevista per il 16 aprile prossimo, aggiungendo i 2 anni e 4 mesi si arriva ad agosto 2016, ma solo nel caso in cui la gara fosse aggiudicata quel giorno stesso, cosa quasi impossibile. Tanto per dire, la gara delle paratoie della schiera tra l'isola nuova e San Nicolò al Lido, la cui apertura delle buste era prevista per il luglio dello scorso anno, ha avuto quattro rinvii e si è conclusa lo scorso 20 gennaio. Poi servono i tempi per installarle e collaudarle. E manca ancora la gara per le paratoie della bocca di porto di Chioggia, che dovrebbe essere bandita a breve. «Inoltre le gare hanno sempre quell'aleatorietà dovuta ai ricorsi», continua Redi. Sempre in tema di paratoie, la prima gara in assoluto, quella della schiera Treporti-isola nuova al Lido, venne infatti impugnata al Tar dalla friulana Cimolai, che ottenne lo scioglimento del contratto con la veronese Cordioli. Sia Cimolai che Cordioli hanno partecipato alla gara per le paratoie isola-San Nicolò, che però è stata vinta da Fincantieri. Proprio nei prossimi giorni dovrebbe arrivare l'ufficialità, quando scadranno i termini del silenzio-assenso per la certificazione antimafia. E a scaldare i motori non sono i cantieri di Marghera o, almeno, di Monfalcone, bensì quello di Palermo. Sì, proprio Palermo. D'altra parte a Marghera c'è in costruzione una nave della Costa Crociere, a Monfalcone una della Princess Cruises, e dunque la società guidata da Giuseppe Bono ha deciso di spostare il lavoro in Sicilia. In totale saranno realizzate 22 paratoie (20 per la barriera e 2 di riserva), dalle dimensioni ciclopiche: 26,7 metri di lunghezza, 20 di larghezza, 4 di altezza, per un peso di circa 320 tonnellate. La posa avverrà a partire dalla primavera del 2015, anche perché è ancora in corso la posa dei cassoni di alloggiamento, quelli a cui le paratoie sono allacciate tramite una cerniera maschio-femmina, che dovrebbe terminare entro l'estate. Proprio in questi giorni sono anche iniziati i lavori propedeutici al posizionamento dei cassoni di Chioggia. Gli enormi parallelepipedi, grandi come dei palazzi, sono stati terminati e ora si sta allagando l'area di costruzione per poi trasportarli fuori in galleggiamento: le operazioni inizieranno entro un mese e poi i cassoni usciranno uno a uno ogni 15 giorni. «Finiremo entro l'autunno - conferma Redi - questa è la dimostrazione che stiamo lavorando a spron battuto e a volte ci piacerebbe che questo emergesse più delle polemiche». L'ultima in ordine di tempo è stata quella sulla maxi-liquidazione di 7 milioni di euro all'ex presidente e direttore Giovanni Mazzacurati, poi indagato. Non potevate aspettare l'esito delle indagini?, ha chiesto anche ieri sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella. «Purtroppo le indagini penali durano più di una causa di lavoro - chiosa laconico Redi - Senza quell'accordo ci saremmo potuti trovare a dover pagare molto di più».