Arriva in ritardo perché era andato nel centro di Mapello invece che al centro commerciale, se ne va due ore dopo strappando dalla cena il parroco per farsi aprire la chiesa e ammirare i quadri del Ceresa, e intanto cerca il presidente della Provincia per farsi accompagnare in chissà quale convento abbandonato che ha visto una volta. Vittorio Sgarbi inaugura a modo suo la Fiera del libro dell'Isola della quale è ospite fisso da anni (non gratis ma, concedono gli organizzatori, « non troppo esoso rispetto a quando va in tv»: si resta sotto i 5.000 euro) sbarcando con un'ora abbondante di ritardo nel teatro appositamente allestito nel centro commerciale «Il continente» per presentare il libro «Il tesoro d'Italia» edito dalla Bompiani, della quale è direttrice editoriale sua sorella Elisabetta. Un libro sulla cui copertina, per far capire chi è il divo della situazione, il nome dell'autore è ampiamente più grande del titolo. L'incontro si trasforma in una vivace lezione d'arte che collega Giotto a Morandi, in cui si stronca l'arte contemporanea, si creano parallelismi tra un Cristo rinascimentale e Che Guevara ma anche tra la Eva piangente di Masaccio ed Elsa Fornero, in cui si racconta di Caravaggio che «arriva a Roma come Bossi, facendo un gran casino», si insultano politici vecchi e nuovi oltre agli assessori che creano i rondò e le sculture che ci stanno in mezzo. E suggerendo la fusione fra i ministeri del Tesoro e dei Beni culturali per difendere il vero patrimonio italiano, perché «la Merkel le quote arte non le ha». Alla fine Sgarbi, assaltato dai cacciatori di autografi e da bramose signore che «si ricorda quella volta», ha avuto il tempo di commentare alcuni aspetti della vita artistica bergamasca. Come la Carrara: «I lavori sono rigorosi anche se ho visto una brutta soprelevazione a fianco e poi una lottizzazione che mi hanno detto essere dell'università e che mi sembra fatta con i piedi. Aspetto di vedere l'allestimento, per il quale c'è un inutile ritardo: mi chiedo sempre perché alcune cose nel settore pubblico debbano avere tempi così lunghi. Avevo suggerito alla Sartirani un bravissimo architetto ma so che non è stato chiamato, e la solita commissione di sapientoni avrà nominato qualcuno che mi auguro faccia bene». O la mostra di Palma il Vecchio: «Certo in Sant'Agostino sarebbe stata più suggestiva, ma è importante fare una retrospettiva su un grande pittore così poco conosciuto, piuttosto che la quarta mostra su Caravaggio». Non si scandalizza per la Porta San Giacomo verde per San Patrizio: «Sono favorevole all'utilizzo delle città come scenario teatrale o simbolico, alla nostre città si fa anche di peggio». Prima di andare a raggiungere il parroco di Mapello che lo aspetta sulla porta della chiesa, Sgarbi dà un giudizio positivo sulla tutela del patrimonio artistico di Bergamo: «La città ha una grande tradizione di restauratori, che mostra l'aspetto formativo di una città piccola ma storicamente importante in cui c'è una buona manutenzione del patrimonio. Il bergamasco è favorito dalla possibilità di respirare l'aria di Città Alta».