ROMA Un Antonov 124 con a bordo il primo pezzo della stele di Axum si leverà in volo dall'aeroporto militare di Pratica di Mare lunedì alle 18 e 30. Le trattative per riportare in Etiopia il famoso obelisco sembrano un intrigo internazionale. A lieto fine. Le ultime firme all'accordo sono state messe ieri a Roma e a Toronto. L'ostacolo che sembrava insuperabile era la paura della compagnia ucraina Antonov Airlines di vedersi sequestrare l'aereo appena atterrato a Roma. Già due velivoli con bandiera ucraina sono stati bloccati a Goosebay, in Canada, e a Bruxelles. Là minaccia di sequestro incombe da quando la società Tmr Energy di Mark Rich, il miliardario al quale Bill Clinton perdonò l'evasione fiscale, è creditrice del governo ucraino per centinaia di milioni di dollari. Ora, in virtù dell'accordo, la Tmr Energy, nel frattempo venduta da Rich, consente a un Antonov 124 ucraino di compiere tre atterraggi a Roma senza chiederne il sequestro. Tre scali necessari per caricare i tre pezzi in cui è stata divisa la stele lunga 24 metri La svolta è arrivata a sorpresa quando gli italiani responsabili dell'operazione erano abbastanza disperati. Avevano annunciato la partenza del primo pezzo per mercoledì scorso, ma all'ultimo momento erano stati costretti a rinviare perché la compagnia ucraina si rifiutava di mandare un suo velivolo in Italia col rischio del sequestro. L'Antonov 124 è un cargo gigantesco, l'unico in grado di caricare i massicci tronconi di granito della stele. Quando il ministero delle Infrastnitture ha cercato di noleggiarlo, Kiev ha chiesto garanzie. Non voleva perdere un altro aereo. Una faccenda delicata di cui è stato messo al corrènte il ministero degli Esteri. Alla Farnesina hanno studiato la possibilità di offrire all'aereo una copertura diplomatica, in modo da renderlo immune da un'azione giudiziaria. E' stata l'ultima carta giocata dagli italiani. Dall'Ucraina però è giunta una risposta negativa. Non si fidavano. Così il volo già previsto è stato cancellato con la scusa che i funerali del Papa avevano fatto chiudere lo spazio aereo su Roma. A questo punto entra in scena Walter Arbib e corre in soccorso dei responsabili del trasporto dell'obelisco. Arbib è un ebreo nato in Tunisia e da anni trapiantato in Canada. E' titolare della Skylink, una compagnia aerea specializzata in voli nelle zone del mondo più a rischio, su incarico dell'Onu e di varie organizzazioni governative. Per trasporti diretti in Iraq la Croce rossa italiana e anche le Forze armate del nostro Paese usano i suoi velivoli. Arbib ha chiamato a New York un professionista suo amico. Gli ha chiesto di metterlo in contatto con i legali della società che appartene-va a Rich. Gli avvocati hanno accettato di trattare con Arbib, si sono consultati anche con il loro studio legale di Londra, e alla fine tutti hanno concordato sull'opportunità di permettere al governo italiano di rispettare gli impegni presi con gli etiopici. «Grazie all'intervento di Arbib ci spiega Lawrence M. Weiss, presidente della Tmr Energy abbiamo deciso di compiere un gesto di buona volontà verso il governo italiano. Non creeremo ostacoli all'Antonov 124 incaricato di trasportare l'obelisco. Ci rendiamo conto che il ritorno della stele è un evento storico per l'Italia e per l'Etiopia». Con una dichiarazione scritta del presidente Weiss e con un documento firmato dagli avvocati della società americana, ad Arbib non è rimasto altro che servire su un piatto d'argento la soluzione agli italiani. L'obelisco può tornare a casa; L'intera operazione avrà un costo di 2 milioni di euro. L'OBELISCO LA STELE L'obelisco, alto 24 metri e pesante almeno 160 tonnellate, fatto di basalto, una pietra simile al granito, data tra il I e il IV secolo d. C. Fu portato via da Axum in tre pezzi, così come si trovava nella città sacra etiope, dalle truppe di occupazione italiane. PREDA DI GUERRA Dopo un viaggio epico, durato due mesi sul piroscafo Adua, la stele arrivò il 27 marzo 1937 nel porto di Napoli. Il 31 ottobre 1937 l'obelisco fu inaugurato a Roma, nel Circo Massimo.