Non c'è solo l'inarrivabile firma di Gustav Klimt sul Ritratto di signora trafugato 17 anni fa dalla galleria d'arte moderna Ricci Oddi a Piacenza con modalità talmente misteriose che ancora oggi ci si romanza sopra, scomodando trame di film e ladri acrobati. Si scopre ora, grazie ai progressi dell'attività investigativa scientifica, che ci sono anche altre firme su quel dipinto del grande pittore viennese (1862-1918), valutato nel '97 attorno ai 5 miliardi di lire dopo essere stato acquistato da Giuseppe Ricci Oddi a Milano nel 1925 per 30 mila lire. Le nuove firme, emerse dalle fatiche di un'indagine che pareva essersi arenata, sono quelle lasciate dai ladri sulla cornice, ritrovata vuota dopo il furto (19 febbraio del 1997) nelle vicinanze di un lucernario della galleria d'arte. Sono di due tipi, a quanto appreso: l'ombra di parte di un'impronta e alcune particelle biologiche che vengono normalmente emesse dal corpo umano durante la respirazione. Tracce invisibili all'epoca, ma non adesso. E che consentono ai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza non solo di riaprire l'indagine, ma di sperare, seppur tra prudenze e silenzi tattici, in una svolta radicale della vicenda, ricavando una serie di profili genetici del Dna da mettere a confronto con alcune delle persone sospettate in questi anni senza però mai trovare elementi forti nei loro confronti (gli unici indagati furono i tre custodi della galleria, poi prosciolti dal gip). Realizzata negli ultimi anni della vita di Klimt, questa tela alta 68 centimetri e larga 55 campeggia dal giorno del furto in cima alla lista delle opere più ricercate d'Europa (la seconda). La sua scomparsa scatenò polemiche a non finire a Piacenza, con richieste di dimissioni e accuse incrociate. Poche le certezze. «Nessun dubbio che si sia trattato di un furto su commissione», hanno sempre affermato gli investigatori, e non solo per l'assenza di richieste di riscatto ma perché si tratta di un pezzo impossibile da piazzare, essendo conosciuto in tutto il mondo. Come disse all'epoca il direttore della galleria, Ferdinando Arisi, «chi l'ha fatto rubare voleva quel quadro tutto per sé: vicino c'era un disegno di Klimt, ma non è stato preso». Un lavoro fatto da gente specializzata se si pensa che non è ancora del tutto chiara la dinamica del blitz. Inizialmente si pensava che i ladri si fossero calati dal tetto come nel film Topkapi di Jules Dassin (Usa, 1964) dove con corde, ventose e arpioni si impadroniscono di un pugnale costellato di smeraldi. Poi invece è prevalsa una ricostruzione più minimalista e per certi versi sorprendente: i ladri sarebbero entrati e usciti dall'ingresso principale. Ritratto di signora è da sempre sotto i riflettori. Poco prima del furto, una studentessa trovò sotto il quadro un altro Ritratto di signora dipinto da Klimt nel 1910 e di cui si erano perse le tracce. La scomparsa della tela avvenne alla vigilia di una mostra, «Da Hayez a Klimt», di cui il capolavoro del maestro viennese avrebbe dovuto essere il pezzo forte. Per non lasciare uno spazio vuoto, gli organizzatori, nel caos di quei giorni, esposero una copia trovata in un mercatino a Rapallo.