NON erano certo luoghi chiusi e silenziosi, ma vivaci spazi policulturali, dove si leggeva e dibatteva ad alta voce, fra magnifiche opere d'arte. A raccontare le biblioteche della Roma antica è la mostra "La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico", allestita da oggi al 5 ottobre negli ambulacri del Colosseo. Che, per l'occasione, si sono rivestiti di armaria, le scaffalature usate nelle biblioteche antiche per conservare i rotoli di papiro. Divisa in 7 sezioni, l'esposizione ripercorre attraverso 120 opere fra affreschi, statue, rilievi, strumenti e supporti di scrittura, l'evoluzione del libro e della lettura nel mondo greco-romano, dall'età ellenistica al tardo antico. Curata dalla direttrice del Colosseo, Rossella Rea, e da Roberto Meneghini, è stata promossa dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Roma e dalla Sovrintendenza capitolina. «La mostra nasce da due importanti scavi archeologici spiegano la soprintendente, Maria Rosaria Barbera, e il sovrintendente, Claudio Parisi Presicce : la scoperta degli auditoria di Adriano a piazza Madonna di Loreto nel 2008 e i risultati delle indagini cominciate nel '98, e ancora in corso, nel templum Pacis, che hanno restituito inediti reperti, presentati ora per la prima volta». Fra questi, due statue in avorio che ritraggono Settimio Severo e Giuliano l'Apostata usate, spiega Meneghini, «come "segnalibri" per indicare gli spazi della biblioteca dove si trovavano le loro opere». Nelle sezioni iniziali, alcune mappe mostrano la diffusione dei luoghi del sapere nel mondo greco-romano, mentre una serie di plastici riproducono le principali biblioteche dell'impero. «Fino al I secolo a. C. a Roma esistevano solo biblioteche private spiega Meneghini A volere la prima struttura pubblica nella Città Eterna fu Giulio Cesare: l'atrium Libertatis sorse dieci anni dopo la sua morte fra il Quirinale e il Campidoglio. Ospitava anche una collezione d'arte, perché le biblioteche erano concepite come archivi per tutte le opere prodotte dall'ingegno umano. Ma fu distrutta da Traiano per la costruzione del Foro». A restituire le più interessanti testimonianze sulle biblioteche romane sono però gli auditoria di Adriano e il Tempio della Pace, a due passi dal Colosseo. Il templum Pacis, voluto da Vespasiano, «era uno spazio policulturale con uno splendido giardino porticato in cui si esponevano, come in un museo, le più belle opere d'arte provenienti dalla Grecia e dall'Asia minore racconta Rea Il templumospitava anche una famosa biblioteca, divisa in sezione greca e latina, e auditori per conferenze e letture pubbliche: proprio qui, forse, insegnò Quintiliano ». Fra le opere in mostra, anche affreschi pompeiani e tre, inediti, appena restaurati, provenienti dal Teatro di Nemi e conservati alle Terme di Diocleziano.