No ai nomi proposti da Piazza Dante: Vescovi, Lunelli, Matonti TRENTO Non era mai successo, ed è capitato proprio su nomine di massima visibilità. Le candidature di Ilaria Vescovi, Matteo Lunelli e Paola Matonti, che la Provincia ha proposto nei cda di Mart e Museo degli usi e costumi della gente trentina, sono state bocciate dalla prima commissione del Consiglio provinciale «per carenza di motivazione» nella comunicazione avanzata dalla giunta. È questa l'ennesima scintilla al termine di una settimana incendiaria nei rapporti tra Piazza Dante e Palazzo Trentini. Ma l'episodio di ieri, che non è comunque vincolante per la scelta finale di Piazza Dante, riapre pure il dibattito su una legge che prima Dellai e oggi Rossi hanno dimostrato di malsopportare. A battersi per introdurla, nella scorsa legislatura, era stato Luca Zeni, allora capogruppo del Pd e ora presidente della Commissione che ieri, su suo invito, ha espresso parere negativo ai nomi proposti da Piazza Dante. «La commissione si è comportata correttamente», dice Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio provinciale, ancora una volta su posizioni diverse da Rossi. La legge La norma che regola le nomine di competenza della giunta prevede un periodo di candidature aperte a tutti i possessori di requisiti di competenza, da dimostrare attraverso un curriculum. La norma generale dice che la giunta deve scegliere i membri del cda tra i nomi della lista che abbiano superato il vaglio di legittimità della commissione del Consiglio provinciale. La giunta, peraltro, può proporre alla commissione anche nomi diversi da quelli che hanno avanzato la propria candidatura. Ed è su questo punto che si è consumato lo scontro. Rodolfo Borga (Civica trentina) ha letto in commissione il testo di legge: «La giunta provinciale forma l'elenco delle candidature pervenute e in casi particolari, motivati nella proposta di candidatura, può integrare l'elenco delle candidature dandone comunicazione alla commissione competente». Zeni ha informato la commissione di aver già chiesto per iscritto al governatore di fornire, oltre ai curricula di Ilaria Vescovi, ex presidente di Confindustria, Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari (per il Mart) e l'ex dirigente provinciale Paola Matonti (per il Museo degli usi e costumi della gente trentina), anche i motivi per cui erano stati scelti. «Ma per ben due volte ha precisato Zeni Rossi ha risposto che era suo diritto esplicitare i motivi solo al momento delle nomine da parte della giunta». Lo scontro Di fronte allo «sgarbo istituzionale» Zeni ha proposto ai consiglieri della commissione di esprimere voto negativo alle candidature proposte dalla giunta: «La contrarietà ha precisato non riguarda ovviamente i nomi ma il difetto procedurale. E serve a sollecitare la giunta a non abusare dell'istituto dell'integrazione delle candidature». Il voto sfavorevole, oltre a Zeni e Alessio Manica (Pd), è stato scelto anche da Borga (Civica trentina): «Il parere deve risultare sfavorevole perché sia chiaro che è la giunta ad assumersi la responsabilità di violare la norma». Disco rosso anche da Marino Simoni (Progetto Trentino): Se la giunta non ci fornisce le motivazioni delle candidature che propone, è inutile coinvolgere la commissione. Non si capisce il perché di questa poca trasparenza». Walter Kaswalder (autonomista come Rossi) si è astenuto così come Gianpiero Passamani (Upt) che ha «voluto dare un segnale alla giunta perché cambi il modo di operare nei rapporti con la commissione». A prendere le difese della giunta, assente Rossi, è stato il dirigente Nicola Foradori: «La motivazione dei nuovi nomi proposti dalla giunta coincide con il curriculum di ciascuno, quindi non vi è illegittimità». Zeni ha invece eccepito: «Una cosa è la motivazione, un'altra il curriculum dei candidati presentati dall'esecutivo». Le altre nomine Per il cda del Muse, dove non c'era alcuna candidatura aggiunta, tutti i nomi degli autocandidati sono stati promossi. Idem per il Museo degli usi e costumi della gente trentina, mentre per il Mart la commissione ha dato parere negativo alla candidatura di Lorenzo Menguzzato, per chiedere alla giunta di verificare la legittimità dell'eventuale nomina visto il contratto di collaborazione dell'artista con il museo fino al 2015.