PRATO Fabio Cavallucci, dal 2010 direttore del Centro per l'Arte Contemporanea di Varsavia Castello Ujazdowski, sarebbe la persona individuata dal consiglio direttivo del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci per svolgere il ruolo di direttore artistico. La notizia è trapelata a seguito di un tweet di Neri Torrigiani, pr e organizzatore di mostre ed eventi a Firenze, che ha esternato la notizia nella serata di ieri: «Scelto il nuovo direttore del Pecci. È Fabio Cavallucci». «Sono molto adirato ha detto il sindaco di Prato Roberto Cenni e anche presidente del consiglio direttivo del Museo perché ho spiegato più volte che non avremmo reso pubblico il nome scelto dal consiglio fino a che non fossero state concordate tutte le caratteristiche del contratto con il nuovo direttore». Nei giorni scorsi il bando pubblico per individuare una figura che si occupasse del rilancio artistico del museo pratese dove sono ora in corso i lavori di ampliamento era stato al centro dell'agenda politica della città. Le polemiche si erano concentrate soprattutto sulla candidatura di Vittorio Sgarbi, che in più occasioni aveva vantato la promessa del sindaco Cenni di dare a lui l'incarico. Dopo che il consiglio direttivo del Centro aveva individuato una commissione di tre persone che avrebbe dovuto giudicare ciascuna delle candidature (ne sono arrivate 37) il livello dello scontro si era amplificato: l'esclusione paventata di Sgarbi aveva generato la minaccia di un ricorso al Tar da parte del critico ferrarese. Quest'ultimo, dopo aver abbassato i toni negli ultimi giorni, aveva dichiarato che gli sarebbe importato poco del ruolo di direzione del Pecci visto che stava «trattando con il sindaco un contratto per il ruolo di commissario di tutti i musei pratesi». Proprio ieri il sindaco Cenni aveva replicato di «essere contento del fatto che il dialogo con Sgarbi si fosse riaperto, ma non c'era ancora nulla di certo sul suo ruolo futuro in città». Poi in serata l'indiscrezione del tweet sull'arrivo di Cavallucci alla direzione. Il suo nome era tra i «favoriti» insieme a quello di Alberto Salvadori del Museo Marino Marini di Firenze.