Cara Isabella, qualcosa non torna. Dopo aver letto sul «Corriere» un inno sul successo delle mostre milanesi, in particolare quella di Warhol (200 mila persone in quattro mesi), sfogliando altre pagine scopro che la Tate Modern a Londra conta su circa cinque milioni di visitatori all'anno e che il Louvre è più visitato di tutti i musei italiani messi assieme. E allora come la mettiamo? Duecentomila per tre fa 600 mila! Non mi pare una grande cifra. La dimostrazione è che un paio di giorni fa sono stata a rivedere la Pietà Rondanini al Museo del Castello e in giro per le sale non ho visto in oltre un'ora più di dieci persone. E quando ho comprato il biglietto ho pagato, essendo anziana, 1,50 euro! Da non credere ! Quello normale mi pare che fosse quattro euro, per un museo con straordinari contenuti. In qualunque altra parte del mondo il prezzo è di almeno dieci euro. Comunque, i musei milanesi sono vuoti, al Poldi Pezzoli per Wunderkammer c'erano sei persone assieme a me, alle Gallerie d'Italia mai nessuno, a Brera pochissimi, zero a Villa Reale. A Berlino ci sono sempre code, idem nel resto d'Europa. Il turismo culturale, che dovrebbe rappresentare la maggiore fonte di guadagno per l'Italia, è troppo trascurato. Gli stranieri conoscono soltanto la Cappella Sistina e gli Uffizi. Certamente la mancanza di pubblico è dovuta alla scarsità di comunicazione. Come è possibile, per esempio, che come logo dell'Expo abbiano avallato quella ridicola imitazione dell'Arcimboldo, fatta da Disney, per bambini, e si vede. Forse sperano che questi bambini quando saranno cresciuti se la ricordino e vengano a visitare Milano! Lorenza Stucchi Il biglietto intero per i musei del Castello costa 3 euro, quello per Brera 6, quello per il Novecento 5, mentre alle Gallerie d' Italia non si paga niente. Ciononostante questi luoghi sono spesso vuoti: non sarà che lo siano proprio per via dei prezzi così bassi, segnale per il turista che lì dentro non c'è granché da vedere? Chissà. Però la fila in piazza Scala in dicembre per ammirare il capolavoro esposto gratuitamente evento molto pubblicizzato è sempre lunghissima, segno che ha ragione lei, e cioè che il problema vero è la comunicazione. Quanto al povero «Foody», come si chiamerà la mascotte di Expo 2015, va bene che il cibo ne è il tema principale, ma quei provoloni che porta al collo davvero non sono il massimo né, così sembra, hanno molto da spartire con Milano. ibossicorriere.it