L'ingegner Vittorio Russo, che abita sopra gli scavi, interviene nel dibattito: "Bisogna cercare un cofinanziamento europeo" Fano, 13 marzo 2014 - Non sono piaciute ai residenti dei condomini che si affacciano sugli scavi archeologici del Teatro Romano le dichiarazioni dell'ex soprintendente Gabriele Baldelli che ieri auspicava l'intervento dei privati per la risoluzione dell'annosa questione. «Il tono mi è sembrato vagamente fatalista», interviene nel dibattito l'ingegner Vittorio Russo che si fa portavoce di una decina di famiglie che da anni, come lui, desiderano che la fatiscente struttura dell'ex filanda lasci posto ad un recuperato e ricostruito, nelle sue parti ormai consunte dai tempi, Teatro Romano che faccia da volano all'economia della città. Non vuole rivangare gli errori del passato l'ingegner Russo, che dal suo privilegiato punto di vista lancia un monito perché non se ne compiano altri in futuro. «Il tono delle dichiarazioni di Baldelli è accettabile prosegue . Come per dire che "se non potremo fare altro... accetteremo la decisione di farci costruire sopra 22 appartamenti". Perché i privati di cui parla chi sono oggi se non i costruttori? Purtroppo si è visto cosa hanno fatto i privati nella vicina zona dell'anfiteatro romano (il Colosseo di Fano) dove hanno costruito una quarantina di garage su due livelli sopra e di fianco ai resti delle mura del reperto oltre agli appartamenti (una trentina). Preoccupa quindi che si possa ripercorrere lo stesso andazzo di circa 20 anni fa che ha sotterrato i resti dell'anfiteatro. Questo a noi cittadini dispiacerebbe molto. Perché se sopra il Teatro Romano ci dovessero costruire una ventina di appartamenti, con il carico antropico portato su questa zona in cui non c'è un parcheggio non c'è un garage... Siamo preoccupati perché non si intravede in tempi brevi la possibilità di finanziare un'opera di recupero anche a fini turistici. I beni culturali sono l'unica cosa che abbiamo in Italia. Noi residenti siamo ben lieti che l'assessore Davide Rossi abbia finanziato con 20mila euro la campagna di rilievi topografici e di Georadar per indagare i reperti del sottosuolo non ancora evidenziati ed averne una visione completa. Ma speriamo che questa visione sia poi la base di un progetto "europeo" di recupero archeologico e museale dell'area. Bisogna cercare un cofinanziamento europeo. Tempo fa proponevo: se si elimina la cabina elettrica (è già previsto di spostarla), si ricostruisce parte del Teatro, non diventerà quello di Taormina ma ci si possono fare anche degli spettacoli se adeguatamente coperto. Che poi sia l'amministrazione pubblica italiana o si vada in comunità europea per chiedere i fondi... Ci sono tante strade percorribili: facciamo un prestito comunale, intervenga la Cassa di Risparmio di Fano (perché Montanari ha già speso 4milioni e mezzo per la Mediateca), intervengano i privati ma a livello di città. A quel punto si potrebbe chiedere anche un contributo ai cittadini. Qui a Fano ci sono fior di esperti sia in campo di archeologia romana che di finanziamenti europei. Io avevo un collaboratore che all'epoca avevamo mandato, come Snamprogetti, a farsi le ossa a Bruxelles per vedere come avere i finanziamenti. Adesso è in uno degli studi dei commercialisti più quotati ed è addirittura uno dei revisori dei conti del comune, per cui ce l'avrebbero già in casa...». Tiziana Petrelli