Ritrovata l'autorizzazione originale in Soprintendenza: molte delle costruzioni realizzate negli anni sono abusive Una carta ripescata in Soprintendenza, che per anni era rimasta al di fuori del fascicolo dove avrebbe dovuto stare, potrebbe risultare fatale all'ecomostro di Alimuri, simbolo del cemento che deturpa il territorio. Quel documento, l'autorizzazione paesaggistica rilasciata ai costruttori dalla Soprintendenza nel 1963, potrebbe essere, per il rudere che insiste da oltre 45 anni sulla costa tra Vico Equense e Meta, in penisola sorrentina, l'equivalente di quel che furono, per Al Capone, i mancati pagamenti delle tasse. Una micidiale buccia di banana. «Sono andato a recuperare quel provvedimento - sostiene infatti Antonio Elefante, ingegnere ed assessore al comune di Vico - ed ho confrontato quel che era stato autorizzato con quello che appare dai rilievi aerei effettuati nel 2010 da un consulente della Procura di Torre Annunziata, che indagava sulla vicenda del diciassettenne il quale, tuffandosi dall'ecomostro, si era ferito. Ebbene, quanto costruito è difforme rispetto a quanto autorizzato. Più piccolo e diverso per forma. In sostanza, il manufatto, oltre che incompleto, è illegittimo. Ci sono le condizioni per l'acquisizione al patrimonio del Comune dell'immobile, che sarà demolito senza alcuna contropartita per i privati, e della relativa area di sedime». LA SOLUZIONE - Una svolta, quella annunciata, che sopraggiunge 36 anni dopo che il rudere fu acquistato dagli imprenditori Normale, tra i quali Anna, la moglie dell'europarlamentare Andrea Cozzolino, e 7 anni dopo il protocollo d'intesa siglato a Palazzo Chigi dalla Regione Campania (presidente della giunta era Antonio Bassolino), da Francesco Rutelli (era ministro per i Beni culturali), e dall'amministrazione vicana. Prevedeva, quell'intesa, che in cambio dell'accettazione della demolizione dell'edificio incompleto ed in rovina otteneva la possibilità di trasferire in un'altra area del comune di Vico i 18 mila metri cubi dell'ecomostro e di realizzare nella conca uno stabilimento balneare. Il patto fu bloccato dalla campagna del Corriere del Mezzogiorno, dall'opposizione dei Verdi ambiente e società, da una inchiesta della Procura di Torre Annunziata e dalla difficoltà del privato di reperire il terreno nel quale delocalizzare le volumetrie. Sindaco di Vico, all'epoca, era Gennaro Cinque, lo stesso attualmente in carica. Inevitabile chiedergli conto del passato. «Nel 2007 - la replica - fu dato per scontato che l'Alimuri fosse legittimo. Alla luce di quanto accertato dall'assessore Elefante, si cambia strategia». Quella nuova prevede che l'amministrazione comunale finanzi il disgaggio dei massi pericolanti per rendere possibile l'accesso all'area della ditta che, entro sei mesi, dovrebbe buttare giù l'ecomostro. La demolizione, annuncia il vicesindaco Benedetto Migliaccio, costerà circa 300 mila euro e sarà realizzata con soldi pubblici, in danno del privato. L'area di costa liberata dal rudere ospiterà uno stabilimento balneare, che sarà gestito, così prevede la delibera di indirizzo approvata il 7 marzo, dal vincitore di un bando di finanza di progetto. Il risanamento definitivo della falesia sarà a carico del vincitore del bando. Commenta Franco Cuomo, dei Vas: «Se davvero l'Alimuri sarà demolito, auspico che la baia sia restituita alla natura, senza alcuno stabilimento». 13 marzo 2014