L'Ente: stop ai lavori, presentare nuovamente il progetto per la valutazione. I Beni archeologici: servono nuove indagini del terreno, in uno studio gli indizi di possibili ritrovamenti di reperti IL PROGETTO DEL COLLEGIO ADISU Sull'affaire San Bevignate la Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici chiama in gioco la Procura di Perugia. È l'ultimo atto del carteggio tra istituzioni pubbliche, giunto a destinazione la settimana scorsa, che ha ad oggetto la «realizzazione di una residenza universitaria» in via dal Pozzo, da parte dell'Adisu, e nel quale si comunica «la concreta possibilità che l'autorizzazione paesaggistica risulti scaduta». Una segnalazione, a firma del direttore Anna Di Bene, che figura come un possibile passaggio di competenze tra Enti. LA VICENDA La comunicazione Nell'incipit della missiva protocollata il 7 marzo la Soprintendenza precisa il proprio intento. «Si porta a competenza si legge nella paginetta timbrata e firmata per l'eventuale seguito di competenza che questa Soprintendenza ha accertato la situazione della prevista costruzione Casa dello studente in oggetto». I dubbi sulla regolarità delle carte in mano all'Adisu arrivano subito, alla riga seguente. «A seguito delle verifiche degli atti in possesso, sono state accertate alcune probabili lacune procedurali per quanto di propria competenza». Nel mirino c'è ancora l'autorizzazione paesaggistica, che gli uffici dei Beni architettonici ritengono «scaduta in data 4 settembre 2013, non essendo in precedenza i lavori iniziati come tali (né essendo pervenuta sino al 20 novembre 2013, una comunicazione preliminare all'avvio degli stessi), ma solo risultando avviate opere riguardanti gli apprestamenti di cantiere». Parafrasando, l'ente di tutela comunica che l'autorizzazione paesaggistica risulta scaduta, perché i lavori di costruzione non sono stati avviati nei termini previsti e ad ora la ditta incaricata dei lavori ha solo messo in atto interventi di preparazione del cantiere. LE ASSOCIAZIONI: SOSPENDERE I LAVORI I tempi Sul punto gli stessi uffici avevano già scritto ad Adisu e Comune appena qualche giorno prima, ricordando la durata quinquennale dei permessi, e diffidando l'Agenzia dall'avvio del cantiere. «Essendo la scrivente recita la lettera protocollata il 4 marzo scorso a conoscenza della volontà dell'Adisu di procedere alla realizzazione dei lavori in oggetto, si comunica che, risultando il progetto privo della necessaria autorizzazione paesaggistica dalla data del 05092013, i lavori non possono avere inizio ed il progetto dovrà essere ripresentato alla valutazione di compatibilità paesaggistica». Stop, si riparte dal via, insomma, col progetto che potrebbe rimanere bloccato nel gioco dell'oca burocratico innescato dall'ente paraministeriale. Una versione, ora ribadita dalla Soprintendenza, che l'Adisu aveva già contestato. L'amministratore unico, Maurizio Oliviero, in un incontro pubblico convocato sul tema aveva infatti sostenuto la regolarità delle procedure a partire dall'autorizzazione paesaggistica «rinnovata di 3 anni col decreto mille proroghe». Atto dovuto Tornando all'altra lettera, le poche righe a firma del soprintendente, inviate alla Procura, sono state spedite per conoscenza anche a Prefettura, carabinieri per la tutela del patrimonio, Direzione regionale del Beni architettonici e Comune dove, forse venerdì, si terrà un primo incontro tra tutte le istituzioni interessate. A palazzo dei Priori il compito di «approntare tutti gli atti e le verifiche di propria competenza». Si tratta comunque di un atto dovuto, è bene chiarirlo, che non significa l'accertamento di fatti di rilevanza penale, ma la segnalazione da parte dell'ente di emanazione ministeriale di probabili illeciti amministrativi, che potrebbero essere d'interesse della magistratura. Spetterà poi alle toghe decidere se vi siano gli estremi per l'apertura di un fascicolo. Gli esperti in materie giuridiche potrebbero dire che si tratta di una segnalazione che in caso del genere la Soprintendenza è tenuta a fare alla Procura. La forma più basilare di notizia di reato sotto forma di segnalazione di un illecito amministrativo da parte del direttore dei Beni architettonici. La situazione, se non sanata dal Comune (come viene chiesto nella nota) o da un altro ente pubblico competente potrebbe dare luogo ad un reato vero e proprio. In caso contrario resterebbe lettera morta. Nuove indagini A rendere ancora più impervia la via dell'edificazione del collegio Adisu c'è anche il parere dell'altra Soprintendenza, responsabile dei beni architettonici, che sollecita l'Agenzia regionale per il diritto allo studio a nuove indagini archeologiche. Anche in questo caso è una missiva a piantare un ulteriore paletto procedurale al cantiere fronte San Bevignate. Dopo la premessa, nella quale si ricorda che ogni azione preliminare deve essere seguita da archeologi accreditati dall'Ente, la Soprintendenza cita uno studio dell'area dov'è previsto il collegio Adisu che presenta indizi della possibile presenza di reperti. «Questo ufficio è venuto a conoscenza di prospezioni geofisiche studi del terreno per semplificare non presenti nella documentazione consegnata in data 31082007 in cui risulta la presenza di varie anomalie». Anomalie che, come le zone d'ombra di una radiografia, potrebbero essere sintomo di elementi interessanti e quindi da chiarire. Risultanze che dovranno essere «approfondite e verificate prima dell'inizio dei lavori».
PERUGIA-San Bevignate, Soprintendenza segnala il caso alla Procura: autorizzazione paesaggistica scaduta
La Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici di Perugia ha segnalato alla Procura di Perugia che l'Adisu, l'ente che sta realizzando la residenza universitaria in via dal Pozzo, non ha ottenuto l'autorizzazione paesaggistica necessaria per i lavori. La Soprintendenza ha accertato che l'autorizzazione è scaduta in data 4 settembre 2013, non essendo stati avviati i lavori come previsto. La Procura di Perugia è stata informata della segnalazione e si sta preparando a valutare la situazione.
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