Le falesie si sgretolano e uno dei paradisi del Salento diventa off limits, proprio mentre si avvicina la stagione estiva. L'ordinanza della Capitaneria di porto di Otranto, che inibisce balneazione e pesca in quasi tutti i tredici km di costa delle marine di Melendugno, facendo seguito a provvedimento simili emessi dalla polizia municipale per la parte a terra, arriva come un fulmine a ciel sereno sul paese che da mesi conduce una strenua battaglia contro la Tap. E, mentre a San Foca ancora si festeggia la buona notizia fornita dalla multinazionale (che sta valutando altri approdi per il gasdotto), arriva la doccia fredda: niente più attività "navigazione, sosta e ancoraggio di tutte le unità navali, balneazione, pesca professionale eo sportiva, attività subacquee e di superficie connesse agli usi del mare" in ampi tratti del litorale. Le mappe allegate al provvedimento sono impietose: da Torre Specchia fino a Sant'Andrea, quasi tutta la costa che confina a nord con Vernole e a sud con Otranto, è segnata dalla famigerata linea rossa. Che indica pericolo causato dal dissesto idrogeologico e dunque impraticabilità. Diventano quindi un ricordo i tuffi nella conca della Poesia (di recente inserita dal sito Travel 365 tra le dieci piscine naturali più belle del mondo) e i bagni tra i resti archeologici di Roca Vecchia, le soste con il pedalò agli scogli delle Due Sorelle di Torre dell'Orso e le passeggiate romantiche sulla falesia di Torre Sant'Andrea. Diventa difficile anche l'attività di alcuni stabilimenti balneari come quelli delle spiagge delle Fontanelle, della Caciulara e de Li Marangi di San Foca ubicati proprio nelle zone considerate a rischio. E in tutte le marine di Melendugno è già rivolta, nonostante la precarietà della fascia costiera fosse fatto risaputo. Già nel 2012 violente mareggiate portarono via una parte della passeggiata sotto il faro di Sant'Andrea e, nelle scorse settimane, crolli si sono verificati a San Foca, nelle immediate vicinanze di alcuni ristoranti. La situazione era potenzialmente esplosiva ma i sopralluoghi dei militari della Guardia costiera hanno evidenziato che oggi risulta ulteriormente peggiorata e che "molteplici aree demaniali costiere sono evidentemente compromesse da parziali crolli o sono particolarmente rischiose sotto il profilo dell'erosione e dello sfaldamento". Lasciare che quelle aree siano fruibili, a quanto pare, è un rischio troppo grosso, come dimostra la tragedia avvenuta il 21 ottobre 2010 a Torre Guaceto, nel brindisino, dove un giovane ricercatore morì sepolto da una falesia notoriamente pericolante. Per evitare che anche in Salento si corrano rischi simili la Capitaneria ha emesso un'ordinanza che non ha limiti temporali, e dunque potenzialmente potrebbe restare in vigore in estate, ma che in realtà potrebbe anche essere soggetta a modifiche migliorative. Alleviare le situazioni di pericolo al fine di riaprire le spiagge è l'unica cosa a cui pensa adesso il Comune di Melendugno, al quale a fine 2012 la Tap offrì 5 milioni di euro, come compensazione per la realizzazione del gasdotto, da utilizzare proprio per la sistemazione di alcune falesie pericolose. Quell'offerta, a quanto pare, è ancora sul piatto.