DOPO due anni di restauri, torna a splendere la Chiesa di Santa Maria Immacolata dei Cappuccini di via Veneto, galleria di capolavori della pittura romana degli anni '30 del Seicento, con i suoi dipinti di Guido Reni, Pietro da Cortona, Domenichino. Dallo splendido Crocifisso ligneo del '500, che la tradizione dell'ordine attribuisce al disegno di Michelangelo, all'altare maggiore, realizzato con i marmi che venivano dismessi dalla fabbrica di San Pietro, fino al pavimento con le lapidi dei frati, agli affreschi (con l'Assunzione della Vergine a rapire lo sguardo appena si alzano gli occhi al soffitto), agli argenti e ai 29 dipinti su tela e su tavola: il lavoro certosino dei restauratori non ha trascurato alcun dettaglio della chiesa fatta costruire da papa Urbano VIII Barberini in onore del fratello cardinale Antonio, protettore dei Cappuccini. E oggi conosciuta come "Chiesa dei Romani". L'intervento da 2 milioni di euro, realizzato con fondi stanziati dal progetto Roma Capitale, è stato fortemente voluto dalla direzione regionale per i Beni culturali, guidata da Federica Galloni, e dalla Soprintendenza per il Polo museale Romano, diretta da Daniela Porro, in sinergia con il Fondo edifici di culto. A dirigere i lavori, realizzati dalla "Cbc Conservazione Beni culturali" e da "Roma consorzio restauro opere manufatti artistici", Giorgio Leone, direttore della Galleria Corsini. «Oltre duemila metri quadrati di superfici pittoriche murali e 885 di superfici lapidee sono tornati alle cromie originarie» spiega Porro, sottolineando anche il restauro della scultura dell'Immacolata «modello in gesso ricavato dalla stessa forma in cui venne fusa la statua d'argento che Giovanni Battista Maini realizzò per la Cattedrale di Lisbona, ora distrutta ». Ma l'intervento ha portato anche interessanti (ri)scoperte, che da ieri, dopo la riapertura al pubblico, tutti possono ammirare. Prima fra tutte la rilettura della grande tela "San Francesco d'Assisi sorretto dall'Angelo dopo le stimmate", per decenni considerata solo un'opera di bottega e oggi ormai definitivamente attribuita al Domenichino. «Il dipinto era in cattive condizioni, quasi illeggibile spiega Leone Dopo la pulitura, però, è riapparsa la straordinaria cromia che senza dubbio contraddistingue le sua mano». Appena rinfrescato invece il capolavoro di Guido Reni "San Michele Arcangelo" che schiaccia la testa di Lucifero, già restaurato alcuni anni fa. Mentre grazie al finanziamento del Fondo edifici di culto è stato restaurato anche il portone ligneo e il rilievo marmoreo sulle scalinate d'ingresso.