STAMATTINA alle dieci l'incontro. Sullo sfondo una lunga guerra di perizie, con sullo sfondo l'ennesimo scontro politico tra la Tap e il comitato che non vuole la realizzazione del Gasdotto. L'ordinanza della Capitaneria di porto che, di fatto, chiude venti chilometri di costa sul Salento sta diventando un caso sia giudiziario sia politico. A sollevare per primo il caso è stato il sindaco di Melendugno, Marco Potì, che mette in dubbio senza mezzi termini il senso dell'ordinanza: "Davvero non capisco su cosa si basa e soprattutto voglio sapere se c'è un pericolo reale e immediato realmente su tutta la costa interdetta. Io non so spiega su quali basi scientifiche si basi la decisione della Capitaneria e soprattutto non capisco il perché l'intera ordinanza si fermi esclusivamente ai confini di Melendugno: possibile che l'intero pericolo crollo sia legato esclusivamente alle nostre coste? E non cinquecento metri più in là? E' una circostanza strana". Oggi il sindaco incontrerà il comandante dell'Ufficio circondariale marittimo di Otranto, Gianmarco Miriello. Certo però qualcosa di singolare c'è. Perché realmente, come dice il primo cittadino di Melendugno, l'informativa alla base della decisione della Capitaneria riguarda unicamente il territorio del suo comune territorio tra l'altro del tutto simile (per morfologia e anche per rischio erosione) a quello confinante, dove però non è arrivata alcuna inibizione. Proprio nella vicina Otranto nei giorni scorsi erano caduti pezzi di falesia, come dimostrano varie fotografie prodotte ieri senza però che intervenisse alcune ordinanza di inibizione di "navigazione, la sosta e l'ancoraggio, nonché la balneazione, la pesca e ogni attività subacquea nello specchio acqueo segnalato dalle coordinate geografiche, entro una distanza di 50 metri dal tratto di costone roccioso a picco sul mare" come si legge nell'ordinanza dell'ufficio marittimo che riguarda appunto le zone più belle della costa, compreso per dire la frequentatissima pineta a sud della spiaggia di Torre dell'Orso. Ma nella polemica ieri è entrata pesantemente anche la politica con il solito problema della Tap. Melendugno è il comune che ha fatto, e continua a fare, l'ostruzionismo più forte alla realizzazione del gasdotto rifiutando anche i quattro milioni di euro offerti dalla società. "Quei soldi hanno ricordato ieri dalla società dovevano servire proprio per combattere l'erosione del suolo". Lo stesso fenomeno che oggi sta mettendo in ginocchio la zona, proprio alla vigilia della stagione turistica. "Siamo davanti a uno sciacallaggio informativo ridicolo ed inattendibile" attaccano però dalla corrente Ecodem del Pd del Salento. "Se Tap scrivono pensa di fuorviare l'attenzione dalle innumerevoli criticità tecniche che il progetto di gasdotto denuncia, con seri rischi sotto il profilo ambientale, economico e paesaggistico, non ha capito nulla della coscienza ambientale e territoriale matura ed informata dimostrata dal territorio salentino. Se proprio un collegamento può essere fatto tra questo fatto e la realizzazione del Gasdotto va in senso opposto rispetto a quanto prospettato da Tap: l'erosione della falesia, infatti, ci dimostra ancora di più quanto sia fragile il territorio di Melendugno su cui Tap intende installare la sua opera e quanto sia prevalente l'esigenza della tutela ambientale e paesaggistica in funzione dei comparti del turismo e della pesca".