Gentile Direttore, già una volta mi è corso l'obbligo di intervenire su un giornale a difesa di due valorose funzionarie dileggiate da un assessore alla Cultura quanto meno eccentrico; questa volta devo chiarire ai lettori del Corriere Fiorentino che il mio rapporto con l'amministrazione comunale e con il progetto del Museo del Novecento non ha la fisionomia descritta nell'articolo apparso ieri su questo foglio. Non so se le informazioni in esso contenute provengano dall'ufficio dell'assessore o da fonti meno o genericamente informate, sta di fatto che la sequenza dei fatti narrati, a parte la questione dei bandi e dell'allestimento del museo che non mi riguarda, non corrispondono a verità e per questo spero che anche il professor Givone dia quanto prima conferma che la vicenda di cui è investito in prima persona e che ci ha trovati più volte a confronto, non ha i contorni così improvvidamente pubblicati. In quanto consigliere di amministrazione dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che ha erogato, a partire dal 2003, una cospicua somma destinata al restauro del complesso delle Leopoldine, con l'obbiettivo, verbalizzato, di destinarlo sia a Museo nazionale della Fotografia con la Fondazione Alinari, sia a Museo del Novecento del Comune di Firenze ho fatto parte di un gruppo di lavoro congiunto Comune e Ente Crf istituito nel settembre 2012 per accompagnare, scientificamente ed amministrativamente, l'iter di un'impresa molto impegnativa ma soprattutto densa di significati, se oggi si può dire, afferenti all'etica politica essendo il Novecento identità concettuale ancora da radicare, in molti dei suoi aspetti, in seno alla città del turismo rinascimentale. Su indicazione del Comune di Firenze l'incarico per la progettazione museologica era stato affidato al professor Ettore Spalletti, già direttore della Galleria d'arte moderna di palazzo Pitti e responsabile di un primo, sperimentale ordinamento della collezione Alberto Della Ragione concertato, a suo tempo, con i funzionari del Comune addetti alla conservazione delle opere. Dopo dieci incontri operativi e a lavoro concluso si intende sul piano di una meditata distribuzione organica delle opere in attesa del piano di allestimento l'amministrazione comunale ha giudicato il progetto non corrispondente alle aspettative di non so quale idea di «modernità» contrapposta alla noiosa «filologia» dal momento che le motivazioni non sono mai state ufficialmente riferite al gruppo di lavoro. A corollario di quanto documentato, tengo a dire di non avere mai pensato di aspirare alla direzione del futuro Museo (né tanto meno di voler gareggiare con giovani storici dell'arte in carriera) come ben sanno l'assessore Givone e la dirigenza dell'Ufficio Cultura. A loro, invece e in tempi utili, avevo consigliato di avviare un bando che, per concorso, fosse in grado di selezionare profili adeguati non solo a dirigere quella istituzione ma, già nelle fasi dell'ideazione e dell'allestimento della stessa, di seguire e coordinare responsabilmente un organismo museale che non dovrà essere soltanto un'effimera vetrina da inaugurare ma un centro destinato a promuovere la cultura figurativa del nostro tempo con i suoi molteplici e impegnativi corollari.
Firenze. Il Novecento e la mia storia, nel Museo
Il consigliere di amministrazione dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha erogato fondi per il restauro del complesso delle Leopoldine, ha risposto a un articolo del Corriere Fiorentino che lo accusava di aver cercato di dirigere il Museo del Novecento. Ha affermato che il suo ruolo nel progetto del museo non è stato descritto correttamente nell'articolo e che le informazioni contenute sono state trascritte da fonti meno informate. Ha anche affermato di non aver mai aspirato alla direzione del museo e di aver consigliato l'amministrazione comunale di avviare un bando per selezionare un direttore adeguato.
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