Firenze è una merce: su questo non ci piove. E dunque ha bisogno di un brand, di un marchio, di uno strillo. Con un parto postumo la giunta di Matteo Renzi ha dunque presentato lunedì il nuovo logo di Firenze. È quello del grafico fiorentino Fabio Chianini, che ha vinto il concorso indetto per soddisfare l'urgentissima necessità di sostituire il Giglio, simbolo della città da mille anni. Su un fondo rosso, sono allineati orizzontalmente i nomi di Firenze in latino, inglese e francese, tedesco, spagnolo. Evidenziando alcune lettere in ognuna di queste parole, si legge in verticale (con qualche fatica) «Firenze», in italiano. Ma da questo simpatico sudoku costato 15.000 euro esce anche, e forse più evidentemente, il nome di «Renzi». Stefano Bartezzaghi, che del genere se ne intende, ha detto che «Quel 'Renzi' che salta agli occhi sa tanto di piaggeria». Ma in città i più indulgenti riconoscono che sarebbe stato difficile fare lo stesso giochino con i loghi di Rignano (borgo natìo del premier) o di Pontassieve (dove risiede). Altri notano che il gioco di parole è nelle cose: il più allineato tra i fogli locali è, per esempio, detto comunemente il «Corriere FioRenzino». I più attenti ricordano che quando Pier Luigi Vigna si dimise dalla carica di consigliere di Renzi per la sicurezza, lo fece scrivendo una lettera in cui accusava il sindaco di aver usato la città come «trampolino di lancio» per la sua carriera politica: e che dunque questa riduzione di «Firenze» a «Renzi» è il miglior riassunto di una stagione politica. D'altra parte, Giovanni Bianconi ha scritto sul «Corriere» che quando Raffaele Cantone ha chiesto al presidente del Consiglio di dotare la sua Autorità anticorruzione di uomini e mezzi, Renzi gli ha risposto di stare tranquillo, perché questa sfida è importante per la sua «immagine». Una città, un governo, la lotta alla corruzione: tutto è soltanto questione di immagine. Vedere in tutto questo una nuova politica, invece, è questione di immaginazione.