Beni culturali la qualunque Bruno Zanardi Uno dei più noti, intelligenti e civili giornalisti italiani, Giovanni Valentini, domenica ha sorprendentemente messo in fila su "la Repubblica" una lunga serie di luoghi comuni, dilettantismi e cattive informazioni circa il ruolo delle soprintendenze nella tutela del patrimonio storico e artistico del Paese. Addirittura scrivendo che sono spesso "freno e ostacolo allo sviluppo del turismo" (lo sviluppano invece l'uccisione dei turisti di Napoli, ammazzati per rapinarli? e l'occupazione militare di Pompei da parte della camorra? e il capillare sfregio estetico alle coste marine, come alle città storiche da parte della speculazione edilizia?); ovvero scrivendo, sempre Valentini, che altrettanto di frequente le solite soprintendenze bloccano anche "i progetti più innovativi e rispettosi dell'ambiente e del paesaggio" (sono rispettosi il "Crescent" con un fronte di qualche centinaio di metri fatto costruire dal sindaco De Luca sul mare di Salerno? i 125.000 mc di cemento che il sindaco Zanonato vuol far costruire a Padova, davanti alla Cappella degli Scrovegni? lo Zen di Palermo, il Corviale di Roma, le Vele di Scampia, le "lavatrici" di Genova e tutti gli altri falansteri architettonici dove avrebbe ideologicamente abitato l'uomo nuovo, il cittadino della democrazia realizzata?). Né mancando di mettere in campo, sempre Valentini, la bufala nazional-popolare della "Battaglia di Anghiari" di Leonardo, un dipinto che non c'è più perché, come tutti gli esperti del settore sanno, è andato in rovina all'atto stesso della sua esecuzione. Concludendo, in fine, con il balenare ai lettori di "Repubblica" l'immancabile eldorado che un diverso uso del patrimonio artistico produrrebbe; citando Artribune, nientemeno che un aumento del Pil dell'1,5 (dicendo questo su quali basi? e su quali dati, visto che, all'oggi, non esiste un catalogo del patrimonio artistico del Paese, quindi non sappiamo quanti beni abbiamo, di quali specie e dove si trovino?). Ciò detto, non vorrei però si pensasse a una mia difesa a spada tratta delle Soprintendenze. Perché se Atene piange, certamente Sparta non ride. Le soprintendenze sono infatti istituti sempre più lontani dalla realtà, perché ancora oggi intente a svolgere compiti tarati su quanto disposto 76 anni fa nella legge 1089 del 1939, nei fatti legge ancora alla base del Codice del 2004. Compiti perciò svolti in una condizione oggi di gravissimo ritardo culturale da figure, i soprintendenti, liberi (sempre ex l. 108939) d'usare il loro potere di veto e di vincolo per ruolo e molto meno per competenza. Un'autocrazia perciò oggi non più ricevibile sul piano della società. Quel che in fondo Valentini ha anche voluto dire. Allora? Allora diciamo che a rendere comunque interessante l'articolo di Valentini è il suo aver posto in evidenza un palindromo ritardo del settore della tutela in Italia. Tanto del giornalismo culturale, quanto dell'Istituzione. Ritardo ancora risarcibile con il prendere atto come, in Italia, il patrimonio artistico sia ferreamente incardinato all'ambiente in cui è andato stratificandosi per millenni; e che di questo immenso patrimonio la parte in mano privata è indistinguibile da quella in mano pubblica. Il che significa che al centro d'un'azione di tutela razionale e coerente va posta la questione ambientale. Quella che per essere affrontata ha bisogno del lavoro comune dell'intera società. L'Università, che deve iniziare a formare soprintendenti diversi da quelli more 1939 che ancora oggi forma; il Ministero, che deve smettere di credere, sempre more 1939, che la tutela coincida con il restauro critico e estetico, cioè con un intervento post factum, che si limita a risarcire come può un danno avvenuto; di nuovo l'Università, che deve aprire un grande lavoro di ricerca sugli aspetti tecnico-scientifici, giuridici, economici, eccetera, d'una nuova e inedita conservazione preventiva e programmata del patrimonio artistico in rapporto all'ambiente e così via. Altrimenti il ritardo culturale degli interventi alla Valentini, come dell'operare in forza solo di divieti e vincoli delle soprintendenze, continueranno a giustificare la sempre più invasiva e criminale cementificazione del Paese. Con essa la morte del nostro patrimonio storico e artistico.
Sull'articolo di Valentini: intervento di Bruno Zanardi
Giovanni Valentini, giornalista, ha pubblicato un articolo su "La Repubblica" in cui critica le soprintendenze per il loro ruolo nella tutela del patrimonio storico e artistico del Paese. Valentini sostiene che le soprintendenze sono spesso "freno e ostacolo" allo sviluppo del turismo e che bloccano anche progetti innovativi e rispettosi dell'ambiente. Ha anche criticato la "Battaglia di Anghiari" di Leonardo, affermando che il dipinto non esiste più. Valentini chiede un cambiamento nella forma in cui il patrimonio artistico viene gestito, sottolineando l'importanza di considerare l'ambiente e la questione ambientale al centro dell'azione di tutela.
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Bene culturale
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