Via al museo senza bookshop. Givone: bando deserto, manca un progetto di mostre La sua genesi dura da più di un decennio, ma ora che il museo del Novecento è in dirittura d'arrivo la sua apertura rischia di diventare un caso in città. Cinque piani, 800 metri quadri di esposizione, una collezione densa, e ricca di oltre 2.000 pezzi, un sogno che fu caro a Carlo Ludovico Ragghianti dopo l'alluvione del '66 quando auspicò per la città di Firenze un risarcimento per i danni subiti con l'apertura di una sede espositiva per l'arte (allora) contemporanea e ottenne importantissime donazioni sembrano non far gola a nessuno degli imprenditori specializzati in bookshop e caffé museali. Il 15 ottobre scorso Palazzo Vecchio ha pubblicato un bando per dare in gestione i servizi aggiuntivi del museo che si inaugurerà il 30 aprile al pian terreno del chiostro delle Leopoldine. Bando che è andato totalmente deserto. Nessuna società si è fatta avanti per gestirli. E il perché è presto detto: quel museo che pure sarà ricco di opere di straordinario valore (Morandi e Carrà, Fontana e De Pisis, Rosai e De Chirico, Rosai e Casorati tra le altre) non ha trovato nessun imprenditore disposto a rischiare, perché ad oggi non c'è un progetto organico di ciò che sarà e soprattutto degli eventi che sarà in grado di ospitare eo produrre. Almeno questo è quanto spiega l'assessore alla cultura Sergio Givone, che, però, non gestirà in prima persona la struttura. «In questi giorni valuteremo il da farsi dice Givone se pubblicare un nuovo bando o procedere con un affidamento privato. Il fatto è che senza un programma di mostre, ma con la sola collezione permanente, i potenziali gestori, non credono di poter ammortizzare le spese di allestimento e gestione dei servizi aggiuntivi». Temono insomma di avventurarsi in un investimento in perdita. Sarebbero a spese dell'aggiudicatario, infatti, secondo il bando pubblicato sul sito del Comune, non solo le utenze, ma anche gli arredi e l'allestimento degli spazi adatti a dar vita al bookshop che insisterebbe su 63 metri quadri e al caffè dotato, secondo i desiderata dell'amministrazione, di spazi sia interni che esterni (nel chiostro). Una bella rampa di lancio per una piccola impresa che in tanti immaginavano potesse interessare a molti operatori in città e che adesso cerca ancora un degno «acquirente». Il museo del Novecento è una delle opere, insieme alle Oblate e al nuovo auditorium delle Cascine, con cui l'allora sindaco, oggi premier, Matteo Renzi aveva voluto dare un imprinting «culturale» al suo mandato. Realizzato grazie a un cospicuo finanziamento dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha investito 6 milioni di euro per i lavori di restauro e di adeguamento del vecchio ospedale di San Paolo, diventato sede di una delle scuole per «le zitelle povere» volute da Pietro Leopoldo, e poi in parte occupato dal museo Alinari della fotografia ora a rischio annessione nel nuovo museo, sarà inaugurato come sede espositiva della collezione novecentesca della città il 30 aprile, in occasione della prossima Notte Bianca. Conterrà la raccolta Alberto Della Ragione, la Donazione Fei-Rosai e la Donazione Palazzeschi: oltre 2.000 opere per ora custodite al Forte Belvedere, chiuso anche lui, a dire il vero. Coordinatrice della struttura sarà Valentina Gensini, più volte ideatrice delle notti bianche fiorentine. In un testa a testa sottotraccia, la giovane storica dell'arte ha battuto il presidente del museo Marino Marini Carlo Sisi (già direttore della Galleria d'arte moderna e del Costume di Palazzo Pitti) anche lui in pregiudicato come direttore del museo, aggiudicandosi il ruolo di coordinatrice del museo e ipotizzando un progetto più agile e votato agli eventi rispetto a quello di Sisi più propenso a valorizzarne la collezione permanente. La sua idea, in sostanza, era quella di richiamare pubblico alle ex Leopoldine, grazie a un ricco calendario di mostre, di cui, però, oggi, a detta almeno di Sergio Givone, non c'è traccia. Lei, cercata più volte, ieri al telefono ha dichiarato: «C'è vedrete, ma per ora non rilascio dichiarazioni». Da Palazzo Vecchio ritengono che, dati i tempi stretti (da qui al 30 aprile mancano solo poche settimane), la soluzione più plausibile sia che, in attesa di un progetto, si provi a dare la gestione del bookshop a trattativa privata. Che l'apertura del nuovo museo fosse difficile lo si era capito da tempo. E che la scelta di Palazzo Vecchio caduta sulla Gensini ai danni di Carlo Sisi avesse lasciato ferite aperte si era visto nel dicembre scorso, durante la presentazione degli Itinerari del '900 a Firenze (un percorso in sedici tappe in città alla scoperta di Chini, Annigoni e Giò Pomodoro tra gli altri). Proprio Sisi era stato protagonista di un duello con Givone. L'assessore lamentava l'insufficienza di fondi per l'apertura del museo, Carlo Sisi, nel cda dell'Ente Cassa, aveva replicato: «Noi abbiamo finanziato il restauro (il riferimento era ai sei milioni di euro ndr.) spero che il Comune inaugurerà la struttura il prima possibile». Auspicio solo in parte avveratosi. Il museo, salvo ritardi dell'ultima ora, aprirà tra breve, ma, al momento senza bookshop. Per quello Firenze può attendere.
Firenze. Novecento dimezzato
Il museo del Novecento di Firenze, che si apre il 30 aprile, non ha trovato un gestore per i servizi aggiuntivi, come il bookshop e il caffè, nonostante il bando pubblicato nel mese scorso. L'assessore alla cultura Sergio Givone spiega che i potenziali gestori non credono di poter ammortizzare le spese di allestimento e gestione, senza un progetto di mostre. Il museo, che contiene oltre 2.000 opere, sarà inaugurato con una collezione permanente, ma senza gli eventi e le attività che avrebbero potuto attrarre il pubblico. L'assessore Givone valuterà se pubblicare un nuovo bando o procedere con un affidamento privato.
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