Firenze ancora sonnecchia quando i primi venditori abusivi arrivano in lungarno Archibusieri per posizionarsi con le loro mercanzie sotto gli archi del Corridoio Vasariano e sul marciapiede di fronte all'entrata del Circolo Canottieri. Di turisti se ne vedono pochi, e quei pochi mattinieri che passeggiano sembrano più interessati a fotografare Ponte Vecchio che guardare la distesa di poster, collanine, mini cavalletti per macchine fotografiche o le palle di silicone che uno degli ambulanti «spiaccica» su una tavoletta di compensato poggiata a terra. Man mano che le ore passano il lungarno si affolla e lo spazio fisico diminuisce di minuto in minuto. È proprio qui, al posto degli abusivi che il Comune vorrebbe, o meglio, voleva, piazzare una quindicina di banchi in «esubero» da San Lorenzo. Un modo anche per tenere alla larga i tappetini, hanno ripetuto nelle settimane scorse l'assessore Sara Biagiotti e il reggente Dario Nardella. «Sarebbe stata la cura peggio del male», dice la commessa del bar che sta proprio di fronte al loggiato. La stessa cosa che nei giorni scorsi aveva detto la soprintendente al Polo Museale Cristina Acidini, che però sul loggiato non ha potere decisionale. Il male che da anni non viene «curato» sono quei sacchi neri pieni di borse di Prada, Gucci, Burberry's, Louis Vuitton, Chanel e Dior, ovviamente contraffatte. A pochi metri, sul Ponte Vecchio, una coppia di vigili fa su e giù, ma il loggiato sembra zona franca. E così gli abusivi stendono i loro tappetini, le borse finte a terra, altri, come manichini, le tengono impilate nelle braccia per seguire la «preda» o per fuggire più agevolmente in caso di controlli. Risultato, la passeggiata che costeggia l'Arno, e sbuca in Ponte Vecchio, è così affollata di abusivi che i turisti camminano per strada, sfidando bussini, auto, moto e motorini. «Erano quasi meglio i banchi di questo degrado», dice Federico Favilli, titolare della gioielleria Volterrani e Raddi di lungarno Archibusieri, un negozio storico, aperto nel 1870 dal bisnonno. «Questa strada sottolinea il commerciante dovrebbe essere tutelata, invece qui ci scaricano tutto come se fosse un immondezzaio, come è successo con San Lorenzo». Ora la palla torna al centro. Il no della soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici Alessandra Marino allo spostamento dei banchi sul lungarno Archibusieri sembra definitivo. E a San Lorenzo, la notizia si diffonde. Nell'altro cuore del centro storico l'aria è elettrica. E se ne capiscono anche i motivi: mentre le strade laterali sono piene di gente, in piazza del Mercato centrale non c'è anima viva, tanto che alcuni commercianti hanno deciso di chiudere il proprio banco e di andarsene a casa: «Se ti va bene, dopo aver lavorato 1012 ore al giorno, guadagni tra i 30 e i 50 euro, una miseria. Come si fanno a pagare le tasse e a mantenere una famiglia?», racconta Maurizio che, insieme alla sorella Rossella, fa questo mestiere da 33 anni. Daniele, che ha un banco di magliette stampate, dice di essere aperto a ogni proposta: «L'importante è poter lavorare, quindi che ben vengano altri luoghi dove c'è un passaggio maggiore di turisti, perchè qui se si va avanti così si chiude». E l'ipotesi Archibusieri, va detto, che tra i banchi non sembra fosse stata accolta con grande entusiasmo. «Mai in quel posto avevano detto molti dei commercianti ambulanti O si trova una soluzione per tutti o ci faremo sentire. Presidieremo piazza della Signoria fino a quando non ci verranno date risposte certe». Palazzo Vecchio e soprintendenza hanno deciso di spostare i banchi, ma in luoghi della città dove già ce ne sono altri. Tutto in via temporanea. Come nel caso di Christof, un ambulante polacco che vende collanine e orecchini che per quindici giorni potrà stare in Canto de' Nelli: «Spero non mi facciano tornare dietro il mercato altrimenti chiudo anche io». Ma ai suoi colleghi bancarellai la cosa non è andata giù e ora minacciano un'altra battaglia. La tensione è alta per un futuro ancora tutto da scrivere.