Che siamo a Firenze ce lo racconta ad ogni passo il David in tutte le salse disseminato tra i tanti negozi di souvenir del centro storico e le bancarelle. Che siamo in Italia lo dicono le pizze di plastica nelle vetrine dei self service o le montagne di gelato dai colori fosforescenti. I totem del cattivo gusto, alimentare ma non, sono tutti sulla rotta del pellegrinaggio turistico, tra l'ingresso agli Uffizi e la foto ricordo su Ponte Vecchio, tra la visita di Santa Croce e le code all'Accademia per ammirare il David di Michelangelo, quello vero, non quello storpiato dalla pubblicità. In mezzo ci sono gli abusivi che vengono le finte borse Prada, le bancarelle con le maglie di calcio del Milan, il negozio che vende il limoncello dentro bottiglie a forma di stivale, il bar pieno di schiacciate all'olio con la cotoletta alla milanese e le patatine fritte. Siamo a Firenze ma se non fosse per i monumenti che cambiano potremmo essere a Roma o a Venezia. Stesse truppe di turisti in fila indiana, stessi souvenir made in China il Colosseo o le maschere veneziane stesso cibo. In Por Santa Maria un cameriere cerca di accalappiare tre ragazze americane che lanciano un'occhiata distratta al menù: «Prezzi buoni, tutto buonissimo, lasagne, tagliatelle, tortellini prosciutto e panna, bistecca, hamburger, pesce, tiramisu». Tra Ponte Vecchio e Santa Croce c'è cibo per tutti i gusti, dal kebab alla pizza con ananas e uova. «Ma non esiste solo la Firenze svenduta ai turisti si ribella Alessandro Frassica, patron di 'Ino, la bottega di via dei Georgofili, dal 2006 diventata meta di italiani e stranieri in cerca di una pausa pranzo con un panino di classe la qualità della gastronomia in centro è molto più alta di dieci anni fa. Basta oltrepassare i posti del turismo di massa, Por Santa Maria ad esempio, e arrivare nelle stradine nascoste. Quando ho aperto questa bottega cercavo un posto centrale ma un po' nascosto dove i turisti non capitassero per caso ma venissero a cercarci. E la distanza tra negozi come il mio e quelli turistici non è data dal prezzo parliamo di una spesa di 10 euro, non di 200 è culturale». «Firenze è sempre più avviata sulla strada del suk». È lapidaria Annamaria Giusti, storica dell'arte ed ex direttrice della Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti. «Contro il dilagare di oggetti orrendi, contro i cibi a basso costo e di pessima qualità dice purtroppo non si può fare molto ma su altre cose un limite va messo. Il turismo è cambiato, non è più quello degli anni '50, con le signore che uscivano dai grandi alberghi con i cappellini fioriti ma Firenze non può ridursi a parco divertimenti per turisti». In questo anche le guide turistiche hanno una responsabilità Santa Croce e i negozi di pelletteria sono un esempio ma anche certe scelte dell'amministrazione hanno la colpa di non aver tutelato sopra ogni cosa l'interesse collettivo: «Iniziative commerciali come il festival del gelato che occupa piazze importanti del centro sono inaccettabili, vanno spostate in altri luoghi come la Fortezza». Poi ci sono le ferite mortali alla città «come l'idea di spostare gli ambulanti sotto il corridoio vasariano». Un tempo spiega Annamaria Giusti esisteva una commissione per il decoro urbano che comprendeva amministratori, sovrintendenti, architetti che in modo del tutto disinteressato esprimevano pareri. Bisognerebbe ritornare a quello». Il filosofo Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, bolla come «ridicolo questo piagnisteo» quando si parla di turismo di scarsa qualità. «Cerchiamo di non sputare nel piatto dove mangiamo per favore. Teniamoci stretta l'ultima risorsa del Paese. Purtroppo stiamo scontando una totale assenza di politica turistica. La promozione è da sempre inesistente, il gioco di squadra non c'è mai stato, manca la formazione e l'informatizzazione. In questi anni siamo andati avanti solo a spot. Città come Firenze e Venezia che vengono invase dai turisti e vengono lasciate sole a difendere i monumenti. Per restaurare Palazzo Ducale ho fatto ricorso alla pubblicità, allo Stato non interessava se quel palazzo cadeva a pezzi». «La qualità non si coniuga con la quantità»: non ha dubbi Stefano Ricci, lo stilista imprenditore del lusso che per i 40 anni della maison ha donato l'illuminazione alla Loggia dei Lanzi. «Per anni dice Ricci, che da luglio è presidente del Centro di Firenze per la moda italiana c'è stata la volontà politica di svendere Firenze al turismo mordi e fuggi. Le vecchie amministrazioni ci hanno lasciato un'eredità pesante che adesso sarà difficile scrollarsi di dosso. I fiorentini devono capire che Firenze appartiene all'umanità e noi ne siamo i primi custodi».