Ho cominciato a occuparmi nel 1975 del ministero dei Beni culturali e ambientali, come allora si chiamava, con un'intervista al primo titolare di quel dicastero appena istituito, Giovanni Spadolini, per Il Giorno di Milano. Nel corso di quarant'anni, ho continuato a frequentare questi temi da cronista o da commentatore - per la Repubblica, L'Espresso, i quotidiani veneti del nostro Gruppo e ancor prima per il settimanale L'Europeo. Ma i problemi purtroppo sono rimasti sostanzialmente invariati e non mi meraviglia quindi l'ondata di reazioni suscitata dal mio articolo sulle Soprintendenze, apparso domenica scorsa. Oltre alla lettera già pubblicata di Andrea Carandini, presidente del Fai (Fondo ambiente italiano), ne abbiamo ricevute diverse altre. Riassumiamo qui quelle più significative. L'ex ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, dopo aver ritirato un'email che aveva inviato "a caldo", ha scritto sul suo blog una replica più ponderata per difendere il ruolo dei Soprintendenti «i quali lavorano per nostro conto ma soprattutto a beneficio di chi verrà dopo di noi». E riconoscendo al sottoscritto di aver tante volte denunciato la mancata attuazione o l'aggiramento dei controlli, aggiunge: «Nella mia esperienza di ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ho conosciuto un sistema che è vero ha bisogno di essere finanziato di più, di essere ringiovanito, di essere motivato ». Da ex ministro, ormai Bray non entra più in contraddizione con il presidente del consiglio, Matteo Renzi, del quale avevo citato tra virgolette alcune dichiarazioni. È un rischio che invece sceglie di correre l'attuale sottosegretario, Ilaria Borletti Buitoni, quando replica: «Critiche comprensibili, ma che vanno inserite in un contesto più realistico: le nostre Soprintendenze sono state al momento della loro istituzione ritenute, anche da voci esterne al nostro Paese, uno dei più avanzati sistemi di tutela del patrimonio nazionale, ma soffrono di una mancanza di attenzione che le ha colpite in modo drammatico: tra la carenza di risorse, il blocco delle assunzioni di personale qualificato anche amministrativo, i vincoli normativi sempre più complessi e intricati anche dovuti al conflitto tra vari livelli di decisione pubblica, svolgono la loro funzione con una difficoltà difficile da immaginare per chi è estraneo alla quotidianità del lavoro che questo ministero svolge». Luigi Malnati, direttore generale Antichità dello stesso ministero, scrive: «Come è fin troppo noto l'età media dei dipendenti (non solo e forse neanche tanto dei dirigenti o dei funzionari archeologi) viaggia al Mibact oltre i 55 anni; il problema è assai grave: se non si porrà rimedio nei prossimi anni quello che è un patrimonio culturale ricchissimo sarà affidato ad un numero assai ridotto di persone». Ma Irene Berlingò, presidente dell'Associazione nazionale dei tecnici per la tutela dei Beni culturali, mi contesta invece di utilizzare «dati non aggiornati» e afferma: «Il corpo di funzionari a fine carriera è stato recentemente svecchiato da una iniezione di giovani funzionari, assunti da poco nel Mibact, che contribuiscono perciò ad abbassare notevolmente l'età media». È ancora il direttore Malnati a definire un luogo comune quello secondi cui «i soprintendenti sono lenti nel decidere e bloccano i lavori», ammettendo tuttavia che 'esiste un'eccessiva discrezionalità nelle decisioni di funzionari e soprintendenti, che può portare a rallentamenti o a comportamenti assai difformi'. Mentre per Antonio Godoli, direttore della chiesa e museo di Orsanmichele e direttore del dipartimento Architettura degli Uffizi, «andrebbe detto quanto sia stata fondamentale, nell'ultimo secolo, la funzione delle Soprintendenze nella battaglia per la salvaguardia e protezione dei beni culturali e del paesaggio». A nome del sindacato Uilpa del ministero, tralasciando qui insinuazioni e insulti contenuti nella sua lettera, Ferruccio Ferruzzi eccepisce che «sarebbe più corretto soppesare esattamente i risultati positivi e gli errori o eccessi nelle attività di tutela». Conclude Ferruzzi: «Sono problemi molto complessi per i quali occorre un approfondimento scientifico, tecnico, normativo e organizzativo». Per dovere di completezza, segnalo infine un polemico intervento a firma di Vezio De Lucia, presidente dell'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, sottoscritto da numerosi altri studiosi tra cui Alberto Asor Rosa e Salvatore Settis, apparso sul sito Patrimonios.o.s. La tesi di fondo è riassunta nel titolo: «Più tecnici e più mezzi per la tutela, e non meno tutela». Ma si tratta di una critica pretestuosa, perché ciò che occorre semmai è una tutela più rigorosa, cioè meno arbitraria e più efficiente. Per il resto, con un esplicito riferimento al presidente del Consiglio Renzi, vengo accusato in pratica di essere saltato sul carro del vincitore: è un attacco personale talmente volgare da non meritare neppure una risposta. Nell'impossibilità di replicare individualmente a ciascuno dei miei contraddittori per motivi di spazio, mi limito a ribadire che non ho mai pensato né scritto che le Soprintendenze devono essere abolite. Ritengo, piuttosto, che vadano riformate e rinnovate, per valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio, anche a favore del turismo e dell'occupazione. E se questo 'sasso nello stagno' fosse servito almeno a smuovere le acque stagnanti dei Beni culturali, avrà già raggiunto il suo scopo.
Le polemiche scatenate dall'articolo sui beni culturali
Il sottosegretario al Ministero dei Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, ha risposto alle critiche sulle Soprintendenze, affermando che queste soffrono di una mancanza di attenzione e di risorse. Il direttore generale Antichità, Luigi Malnati, ha sottolineato il problema dell'età media dei dipendenti, che supera i 55 anni. L'Associazione nazionale dei tecnici per la tutela dei Beni culturali, presa da Irene Berlingò, ha contestato l'uso di dati non aggiornati. Antonio Godoli, direttore del dipartimento Architettura degli Uffizi, ha sottolineato l'importanza delle Soprintendenze nella tutela dei beni culturali.
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