Quando fu esposto per la prima volta in piazza della Signoria, il David era il simbolo della Florentina libertas in lotta contro i tiranni, espressione di quell'umanesimo civile che aveva nutrito politica e cultura nella città del Giglio. Col tempo il capolavoro di Michelangelo rimase un monumento da ammirare e un sussidio didattico per l'educazione delle donzelle. Ancora un secolo fa le madri alla vigilia delle nozze accompagnavano le figlie in piazza della Signoria, dove, prendendo spunto da certi dettagli anatomici dell'eroe ebreo, le istruivano sui loro imminenti doveri coniugali. Oggi il David è diventato come la Gioconda, baffuta e non, o la Marilyn di Warhol un'icona pop. E questo per Firenze comporta non pochi vantaggi d'immagine, insieme ai rischi derivanti dalla sua banalizzazione. Fotografato negli intimi dettagli da ragazzine di tutto il mondo, l'eroe ebreo è stato utilizzato anche per vendere jeans, mentre i suoi attributi debitamente ingranditi (il canone greco cui s'ispirò Michelangelo prevedeva solo per le immagini di barbari e schiavi l'ostentazione di genitali oversize) campeggiano su grembiulini, cartoline e boxer, per la gioia del pisellismo nazionale. Ora scopriamo che il David è stato utilizzato per vendere armi: un fotomontaggio un po' pacchiano che lo mostra con un mitra in pugno è apparso sulla stampa specializzata statunitense. Ed è stato un coro di condanne. Lo scandalo che non avevano suscitato i souvenir kitsch ostentati dai bancarellai e la provocazione di Pep Marchegiani, con un David provvisto di un megapene, è esploso appena toccato il tabù delle armi. Un tema su cui per altro nella penisola il silenzio sarebbe d'oro, vista la presenza di una fiorente industria bellica: ai tempi della prima guerra del Golfo scavolineggiando qualcuno definì Saddam Hussein «il più armato dagli italiani». Fa piacere che qualcuno si opponga alla desacralizzazione dei capolavori. Ma l'indignazione non può essere univoca e d'altra parte pretendere il controllo su di un'immagine di dominio pubblico è come esigere il copyright sulla Divina Commedia. La legge Ronchey con successive modifiche, all'avanguardia vent'anni fa, è di retroguardia nell'era di internet, in cui le stesse agenzie fotografiche stentano a esigere i diritti. Quanto alla pubblicità delle armi, sul David risulta traumatizzante ma più appropriata di quella di un paio di jeans. Una fionda all'epoca dei filistei era l'equivalente di un mitra. E dopo tutto nella mano destra l'eroe ebreo stringe un sasso, non una bandiera della pace.
Firenze. Armi o sesso? Decidete voi qual è il David più bistrattato
Il David di Michelangelo è stato esposto in piazza della Signoria a Firenze e è diventato un simbolo della libertà e dell'umanesimo civile. Col tempo è diventato un monumento da ammirare e un sussidio didattico per l'educazione delle donne. Oggi è considerato un'icona pop e viene utilizzato per vendere prodotti come jeans e armi. La sua immagine è stata utilizzata per vendere armi in un fotomontaggio, che ha scatenato un coro di condanne. La desacralizzazione del capolavoro è considerata un tema delicato, ma la legge Ronchey è di retroguardia nell'era di internet. La pubblicità delle armi sul David è considerata più appropriata di quella di un paio di jeans.
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