Come i resti di Ostia Antica, la «Pompei romana», le monumentali vestigia delle Terme di Caracalla rappresentano un clamoroso esempio di un'occasione mancata. L'occasione di valorizzare un tesoro dell'archeologia dell'antica Roma, non solo in termini di reddito derivante da una ampia frequentazione del pubblico italiano e straniero, ma soprattutto per diffondere un messaggio culturale di enorme importanza. Le Terme, seconde solo a quelle di Diocleziano (che però oggi hanno testimonianze molto minori), sono state utilizzate per mezzo secolo (1938-1994) come suggestivo fondale per la rappresentazione di opere liriche. Fu per merito dal ministro Ronchey e del sovrintendente Adriano La Regina che tornarono al loro ruolo di protagoniste, liberandosi (2000) delle funzioni teatrali. Smantellati i 20 mila (!) posti a sedere e tutti gli orpelli restanti, si ripresero gli scavi archeologici e il sito, ormai utilizzato in misura ridotta e temporanea per lo spettacolo, si è arricchito con un restauro del maggior Mitreo del mondo antico (scoperto cent'anni fa), forse l'unico dove si sacrificava concretamente il toro. Ma se in superficie la grandiosità delle Terme, ultimate nel 235 dopo lavori durati 19 anni, si impone al visitatore, sottoterra la struttura offre una suggestiva sorpresa. Due chilometri di gallerie alte sei metri e larghe altrettanto, ampiamente carrabili, corrono per l'intera area termale: un'immensa legnaia per alimentare (dieci tonnellate al giorno) i grandi forni, imponenti caldaie, tubature, perfino un mulino ad acqua. Una «città» ipogea impressionante, illuminata da decine di «bocche di lupo» originali. Alcuni spazi sono pronti per essere visitati forse entro l'anno, altri resteranno segreti. Un paio d'anni fa una sezione fu aperta al pubblico ma venne subito chiusa per mancanza di fondi. Ancora una volta, è l'Università La Sapienza a consentire una speranza di corretta valorizzazione di un tesoro dell'antichità. Il Dipartimento architettura e progetto, nell'ambito di una ricerca di interesse nazionale, ha incaricato un team guidato da Lucio Altarelli di produrre un masterplan per rilanciare le Terme. In pieno accordo con la direttrice della struttura, Marina Piranomonte, e con la sovrintendente Maria Rosaria Barbera, sono stati compiuti studi e rilievi tali da mettere a punto sei progetti che possono rendere più funzionale l'intera area. Si tratta innanzitutto di rendere omogenei gli interventi degli ultimi anni e di dotare di moderni servizi l'insieme dell'ambito archeologico. I docenti Giovanna Donini e Romolo Ottaviani hanno curato la pubblicazione di un lavoro sul quale ora il ministero competente dovrà dare eventuale esecuzione. Uno dei progetti riguarda proprio gli spazi sotterranei, carichi di sensazioni piranesiane. In sostanza, si punta a introdurre in galleria servizi e allestimenti «leggeri» per esporre i preziosi reperti del luogo. Non va dimenticato che opere famose, come il Toro e l'Ercole Farnese, le fontane di piazza Farnese e tanti altri capolavori dell'Archeologico di Napoli provengono dalle Terme di Caracalla. I buoni propositi del neo-ministro Franceschini potrebbero avere un immediato riscontro: una somma limitata e un nulla osta bastano per cogliere l'occasione di far capire a tutti cosa intendevano i Romani per «Salus per Aquam», la salute si difende con l'acqua. Caracalla, la madre di tutte le Spa.