Caro Direttore, in merito all'articolo di Giovanni Valentini, apparso su La Repubblica di domenica 9 marzo dal titolo "Tutti i no delle soprintendenze che ostacolano i tesori d'Italia", urge qualche piccola precisazione. Valentini utilizza dati non aggiornati; infatti il corpo di funzionari "a fine carriera" è stato recentemente svecchiato da una iniezione di giovani funzionari, assunti da poco nel Mibact, che contribuiscono perciò ad abbassare notevolmente l'età media. Si tratta comunque di personale altamente specializzato, con un percorso di studi specifici di oltre sette anni, molto apprezzati all'estero, il cui stipendio invece non arriva ai 1500 euro ad inizio carriera e non raggiunge i 1800 dopo 35 anni di servizio. Malgrado ciò, riescono comunque a scontentare il politico di turno, dimostrando così autonomia di pensiero. E' da ricordare che il Bel Paese, il quinto più visitato nel mondo, viene frequentato soprattutto per le sue bellezze archeologiche e storico-artistiche e il turismo contribuisce per il 9,4 alla formazione del PIL del Paese, grazie alle soprintendenze che continuano a tutelare troppo o troppo poco, a secondo dell'interpretazione strumentale del momento. Certo, l'esercizio della tutela deve essere positivo e non coercitivo, basti pensare a tutte le opere andate in porto "malgrado" i ritrovamenti archeologici -ma che disgrazia essere in Italia, con il peso di migliaia di anni di storia- e la formazione di un funzionario va ben al di là dello schema universitario "ritrovamento-studio-pubblicazione-carriera". 10.03.2014 IL PRESIDENTE (Irene Berlingò)