Un fuco di fila di reazioni, all'unisono. Quella pubblicità non s'ha da fare. Lo ha detto ieri il ministro della Cultura Dario Franceschini twittando: «L'immagine pubblicitaria del David armato offende e viola la legge. Agiremo contro l'azienda americana che deve ritirare subito la campagna». Lo ha sottolineato la soprintendente Cristina Acidini affermando: «Intendo utilizzare tutte le possibilità di reazione che ho a disposizione per farli desistere». Lo ha confermato il direttore della Galleria dell'Accademia Angelo Tartuferi che ha invocato il buon senso e il buon gusto puntualizzando di non esser mai stato contatto da nessuno per eventuali accordi commerciali e si sono pronunciati financo i telespettatori cattolici dell'Aiart. Ce l'hanno tutti con l'ArmaLite Inc, azienda americana dell'Illinois che ha scelto il David di Michelangelo per sponsorizzare le armi di sua produzione confezionando uno spot dove il giovane eroe michelangiolesco imbraccia un fucile, come rivelato da L'Espresso. Testimonial d'eccezione la statua simbolo di Firenze e dell'Italia, scelta anche come logo di Expo Italia, va detto, lo è da sempre e con esiti di analogo cattivo gusto. Certo ora c'è l'aggravante dei contenuti dello spot. Ma l'uso e l'abuso del capolavoro di Michelangelo a fini commerciali non è roba delle ultime settimane. Snaturata dalla sua vera valenza artistica e storica la statua che ritrae l'eroe biblico ha prestato le sue fattezze solo per fare qualche esempio alla Levi's, al Gioco del Lotto, al prosciutto toscano Dop, a un'azienda di riscaldamenti per ambienti (Ivo), alle scarpe da trekking Aku... La lista è ben più lunga. E viene da chiedersi, ma in quei casi si rendeva davvero omaggio a Michelangelo?