TRENTO «Va ripristinato il criterio che prevedeva la presenza degli assessori comunali nei cda di Mart e Muse». A chiederlo è Lucia Maestri, presidente della commissione provinciale cultura ed ex assessore del capoluogo, alla vigilia delle nomine per i cda di Mart, Muse e museo di San Michele. «Sono contenta che ci siano donne tra le scelte ai vertici» osserva la consigliera del Partito democratico, che non nasconde le sue perplessità sull'ipotesi di arrivare a un board unico per le tre strutture museali: «Le esperienze avviate in Italia non hanno prodotto performance particolarmente positive. Mi sembra prematuro pensarci ora». TRENTO «Un consiglio di amministrazione unico per Mart, Muse e museo di San Michele? Le esperienze già avviate in Italia non hanno prodotto performance particolarmente positive». Lucia Maestri non lo nasconde: l'idea di un cda unitario per i tre musei trentini, alla vigilia del rinnovo dei board (Corriere del Trentino di ieri), non la convince. O, almeno, non ora. «Si tratta di un obiettivo da ponderare bene» chiarisce la presidente della commissione cultura provinciale, ex assessore alla cultura del capoluogo. Che precisa: «I nostri musei devono mantenere una proiezione nazionale e internazionale. È questa la strategia da seguire». Presidente Maestri, iniziano a delinearsi le scelte della giunta provinciale per la presidenza dei cda di Muse, Mart e San Michele. Cosa ne pensa? «Noto innanzitutto che siamo di fronte a una nuova tornata di nomine di competenza della giunta. E la giunta ha dato le proprie indicazioni sulle presidenze indipendentemente dalle valutazioni della prima commissione». Tra i nomi ci sono quelli di Vescovi e Matonti. «Sono contenta che ci siano donne tra le scelte ai vertici. Per quanto riguarda Ilaria Vescovi, personalmente non sono tra coloro che si scandalizzano della vicinanza tra il mondo industriale e quello della cultura. Anzi. Ci lamentiamo che le imprese non investono in cultura: bene, questo può essere un buon viatico. Che non vuol dire abdicare alla cultura: non credo che economia e cultura siano in contraddizione». E degli altri nomi cosa pensa? «Non voglio dare giudizi sui nomi. Ma sottolineo un aspetto. Nella precedente legislatura l'allora governatore Lorenzo Dellai e i sindaci di Trento e Rovereto avevano consolidato il collegamento culturale tra le due città indicando nei cda di Muse e Mart i due assessori alla cultura. Non mi pare che questo criterio sia stato riproposto: credo invece che sarebbe importante reinserirlo». E sul cda unico che posizione ha? «Non lo considero un toccasana: ci sono esempi nazionali che non hanno avuto performance positive. Si tratta di un obiettivo da ponderare bene, da costruire nel tempo. Ma ora mi pare prematuro pensarci: mancano tutti i fondamentali. Tra l'altro, il problema dei costi non si risolve con un cda unico: piuttosto, si può agire sulla razionalizzazione di alcuni servizi».