È una polemica a distanza, sull'asse New York-Salerno, quella che coinvolge il sindaco Vincenzo De Luca e la figlia di Italo Calvino. Al centro una frase tratta da Le città invisibili, utilizzata strumentalmente a difesa del Crescent, il megacomplesso edilizio sorto sul lungomare. «Citazione impropria», scrive su Facebook Giovanna Calvino, che consiglia a De Luca di leggere un altro libro del padre, La speculazione edilizia. Il Crescent è stato ieri al centro di un convegno al quale sono intervenuti il progettista Bofill e il critico Sgarbi, il quale ha spiegato: «Io avrei bloccato i lavori». NAPOLI Citare (malamente) Italo Calvino e prendersi le bacchettate della figlia Giovanna. Tanto che al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca consiglia di «rileggere» le opere del padre. Sullo sfondo di questa polemica a distanza (e vedremo quale) c'è il Crescent quel progetto edilizio che a Salerno ha scatenato polemiche e avvisi di garanzia oggetto ieri di un convegno a cui ha partecipato lo stesso ideatore, l'archistar spagnola Ricardo Bofill. Alla signora Calvino non è andato giù un piccolo stralcio di uno dei racconti che compongono Le città invisibili, libro scritto da Calvino nel 1972. La frase virgolettata accompagnava il manifesto di presentazione del convegno. Eccola: «Obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l'ha dimenticata». Nel racconto di Calvino a condannare Zora, di struggente bellezza, è la sua immobilità: «Zora si legge ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie (...). Obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata». Un concetto di ''staticità" che De Luca vorrebbe opporre alla sua idea di una Salerno in divenire, che si modifica e si amplia, il cui fulcro è, appunto, il Crescent. Un'idea che ha scavalcato l'Atlantico, depositandosi a New York, dove Giovanna Calvino vive da 11 anni e dove insegna letteratura italiana e francese all'Università. Il suo stupore e rammarico affida a Facebook, chiedendo agli iscritti al social («please», dice) di inoltrare il suo messaggio al Comune «che non riesco a contattare via mail». Posta la signora (destinatario il sindaco): «Scrivo in riferimento a un convegno da voi organizzato in difesa della costruzione abusiva di un mastodontico edificio in riva al mare a Salerno. Sul manifesto del convegno citate impropriamente una frase di Italo Calvino, per giustificare la vostra operazione. Vi suggerisco una citazione alternativa, che riflette quella che era la vera opinione di mio padre sull'argomento, e che sembra applicarsi quasi perfettamente al vostro caso: ''...Tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su, casamenti cittadini di sei otto piani, a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso mare. La febbre del cemento s'era impadronita della Riviera". È tratta da una novella intitolata La speculazione edilizia (1957), di cui vi consiglio la lettura. Distinti saluti». Pensate che De Luca si sia scomposto? Abbia chiamato la signora Calvino? Nemmeno per idea, non un cenno; anzi indirettamente conferma l'idea di un'urbanistica effervescente. «Noi cerchiamo ha spiegato il sindaco, durante il convegno di aprire un dibattito di carattere nazionale sui temi della trasformazione urbana, partendo da una considerazione molto semplice: l'Italia è un paese mummificato, nel quale è impossibile o faticoso portare a conclusione opere di grande trasformazione urbana. Il problema è che a questi processi di trasformazione urbana è legata una delle poche occasioni occupazionali e di crescita economica del nostro Paese. Una volta concesso il permesso a costruire si deve andare avanti altrimenti davvero l'Italia rischia di scivolare sempre più in basso. Ci sono 74 associazioni legittimate a proporre un ricorso al Tar e bloccare i lavori (come è successo per il Crescent, ndr). Questa situazione descrive semplicemente la palude burocratica del nostro Paese. Un Paese demenziale e non moderno». Al De Luca ghe pensi mi, per parte nostra, affidiamo un altro stralcio di un brano di Calvino, sempre da Le città invisibili (che evidentemente predilige): «L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».