Colletta in parrocchia per salvare il dipinto ammirato da Casper Nel quadro Dio è un colore, il blu, e il Figlio ha gli occhi fissi oltre il Calvario. I suoi carnefici sono sadici incattiviti dalla Storia. «Sembrano gli uomini di Hitler» dice Bernhard Casper, uno dei maggiori filosofi della religione viventi. Diventato due anni fa cittadino onorario di Travagliato (dove era stato ospite di «Filosofi lungo l'Oglio») Casper, docente all'università di Friburgo, ha promesso: «Prenderò confidenza con la vostra storia ed eredità culturale». La sua prima lettera al paese inizia con un saluto e una riflessione sulla Salita al Calvario , dipinta da Vincenzo Civerchio per la chiesa parrocchiale nel 1490 (data su cui c'è qualche disputa tra gli storici). In quel dipinto, appeso in sagrestia e commissionato non si sa da chi, c'è la pittura di un artista giovanissimo, vent'anni appena, che diventerà autore di tante Maddalene e martiri intinti nella tavolozza del suo maestro, Foppa. Una copia è in chiesa, nella prima cappella a sinistra, coperta da un velo nero e munita di un'etichetta gigantesca: «Operazione Civerchio». L'originale è acciaccato, le vernici sono ossidate e un restauro sciagurato, negli anni Sessanta, ha quasi compromesso la pellicola pittorica. Serve un intervento e mancano i soldi, 25 mila euro, indagine scientifica e catalogo inclusi. Chi vuole, può acquistare un pezzo di quadro (9 centimetri quadrati a 5 euro o 18 centimetri a 10), riceve un certificato e contribuisce alla remise en forme del capolavoro che tanto piace al filosofo tedesco. Ad ogni brandello di pala acquistato, si stacca un pezzo del telo che nasconde la riproduzione. L'idea, che in un certo senso copia quella della chiesa di Santa Maria della Carità in città (restaurata dalla Cab anche grazie alle donazioni dei bresciani) è venuta all'avvocato Dante Daniele Buizza e ad alcuni concittadini, che hanno costituito un comitato. «Questa è un'opera che trascende la storia» dice l'avvocato citando Casper. Lui invita a dimenticare la prospettiva: il centro del quadro, quello ermeneutico, è lo sguardo di Cristo. Dio è il cielo blu e suo figlio ha i piedi sporchi di terra, ci guarda e fa una domanda: «Perché?». «In lui scrive il filosofo nella sua lettera al paese questa domanda si condensa in un'urgenza estrema () in modo da coinvolgere lo spettatore. La risposta è inaccessibile a chi sta a guardare con il mero scopo di accertarsi, perché può essere percepita solo mediante un vedere che sta in ascolto e che partecipa alla sofferenza». È la provocazione della fede. La devozione ci impedisce di rimanere estranei a quello sguardo disperato. Il Calvario è qui. E la bandiera che svolazza sullo sfondo non è casuale: la F, la S e il gambero che s'intreccia tra le due lettere, tessute sullo stendardo, secondo Casper alludono alla Spagna, alla Francia, ai Gambara e al sacco di Brescia. «Furono apposti da una mano successiva, forse dello stesso Civerchio () Coloro che videro il quadro nella prima metà del Cinquecento sapevano cosa significa patire in guerra, così come oggi lo sanno in Siria, in Egitto o in Kosovo». Quegli occhi in primo piano hanno una domanda anche per loro.