E alla fine mi sono trovata davanti alla falsa prospettiva - un capolavoro e pure la solita metafora - del Borromini a palazzo Spada, insieme a F. che non c'era mai stata. A stupirmi per la millesima volta e ad arrabbiarmi e fotografare e twittare foto - per dovere civico e nella solita modalità da giornalistaminkia aggiornata - dei primi scavi dello scandaloso parcheggio interrato che se qualcuno non interviene coi lanciafiamme sbancherà un complesso architettonico incredibile onde far parcheggiare i consiglieri di Stato (Stato? Quale Stato? cit.) proprio sotto l'ufficio. Se la Grande Bellezza ci sta portando a far cose come queste, a rivedere con meraviglia (inesauribile, a Roma) meraviglie rimosse, e a indignarci per come vengono trattate, mai Oscar fu meglio assegnato. Sul blog romainbici.corriere.it, dove si ritrovano queste bicirubriche, c'è già un percorso sorrentiniano. Ma dopo l'Academy Award va rifatto, molto parziale ma con molte fermate: non per stranieri, per riscoprire la città, noi. Alla Jep Gambardella con Ramona-Sabrina Ferilli, ma di giorno. E vale la pena di partire da piazza Esedra, e iniziare con una discesa. A destra passando il Grand Hotel, per via Bissolati (sul terrazzo del palazzo Ina hanno girato il festone che apre il film), a sinistra in via di San Basilio. E, a piazza Barberini, visitando la Galleria Nazionale d'Arte Antica (nessun romano ci va mai, a vedere la Fornarina di Raffaello; e Caravaggio, e altro). Poi si fa un tratto contromano (a mano?) e un tratto no per via Sistina, fino a Trinità dei Monti, all'angolo di palazzo Zuccari, via Gregoriana 28, dove D'Annunzio nel Piacere faceva vivere Andrea Sperelli, un pre-Gambardella di fine Ottocento, «camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente». Si pedala in quota verso villa Medici, in ottimo stato perchè affidata ai francesi; anche lì Jep passeggia di notte con Ramona (e siamo tutti Ramona, in quei momenti, è più emozionante). Poi si scende su piazza del Popolo, si imbocca via di Ripetta, si scende sulla banchina se non è allagata e si passeggia come Jep, che pensa alle feste e ignora Castel Sant'Angelo (fare il contrario). Poi si risale, si va a destra in via dell'Orso, si raggiunge il museo di palazzo Altemps, dove molto andarono quando aprì vent'anni fa, poi basta. Si passa per piazza Navona biasimando Jep e antipatizzando con Isabella Ferrari (i due hanno un breve incontro, sopraffatto dai luoghi, di nuovo). Poi ci si può fermare per un caffè (giusto quello) a piazza Farnese, ammirando la Grande Schifezza della auto parcheggiate a raggiera intorno alle fontane. Allungando verso via Giulia 66 e il cortile di palazzo Sacchetti (casa di Pamela Villoresi e del suo figlio problematico), arrivando in fondo, verso Ponte Sisto (Tevere nell'immagine finale), andando a sinistra in vicolo del Polverone, verso il palazzo Spada in pericolo. Alla fine, se si è ancora in forze, si sale al Fontanone del Gianicolo cercando di non farsi venire un infarto (cit., sempre dal film) .
Roma. Sulle tracce di Jep Gambardella
Il giornalista si trova davanti al palazzo Spada a Roma, un capolavoro architettonico, e scopre che il parcheggio interrato sotto il palazzo è stato scavato senza intervento. Il giornalista si arrabbia e inizia a fotografare e twittare foto dei primi scavi. Il giornalista ricorda il film "La Grande Bellezza" e come sia stato assegnato l'Oscar. Il giornalista decide di creare un percorso di escursione a Roma, iniziando da piazza Esedra e visitando luoghi come la Galleria Nazionale d'Arte Antica, Trinità dei Monti e il museo di palazzo Altemps.
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